Ricercatrice Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Stiamo vivendo un autunno decisamente caldo da un punto di vista climatico e questo va oltre l’evidenza che il 2016 sarà l’anno più caldo della storia recente, superando persino il 2015 che già aveva battuto tutti i record. Sul clima, infatti, si sta ampiamente dibattendo di recente con toni anche piuttosto vivaci, dato che tale argomento, nelle ultime settimane, è emerso più volte a livello mediatico, vuoi come sfondo, vuoi come protagonista indiscusso. Cronologicamente il primo evento che ha avuto una certa risonanza mediatica a questo proposito è stato il lancio del docufilm realizzato da Leonardo Di Caprio intitolato Before the flood, il cui significato viene reso molto bene dalla sua traduzione in spagnolo Ante que sea tarde, ovvero Prima che sia tardi.1280px-GardenED_edit1

Nelle quasi due ore di girato, il documentario mostra i sopralluoghi dell’attore in diverse località soggette agli effetti del cambiamento climatico, restituite attraverso i drammatici racconti di chi questi effetti li vive sulla propria pelle. Di Caprio, da anni convinto sostenitore della causa ambientalista e per questo recentemente nominato Messaggero delle Nazioni Unite per la Pace sul Cambiamento Climatico, si mostra empatico e contrito nel vedere la devastazione dei delicati ecosistemi terrestri e pone domande disarmanti nella loro semplicità a coloro che con il cambiamento climatico sono chiamati a misurarsi, fronteggiandolo direttamente in campo o essendo responsabili dell’orientamento dei nostri sistemi produttivi. Ne risulta un prodotto gradevole, possibilmente utile in un’ottica di sensibilizzazione sul tema di un pubblico non specialistico che, attratto dal nome del produttore e protagonista, nonché dalle belle immagini proposte, potrebbe lasciarsi affascinare prima, e terrorizzare poi dagli scenari narrati, senza – bisogna ammetterlo – sentirsi particolarmente coinvolto a fare il suo per contribuire alla causa globale. Il cambiamento climatico c’è ed è innegabile, sembra trasmettere il documentario, ma allo stesso tempo sembra anche essere lontano e fare solo da sfondo al quotidiano di ciascuno perché determinato da scelte politiche operate a livelli molto più alti.

Livelli a cui lo stesso Di Caprio si appella nel suo discorso di presentazione alle Nazioni Unite; livelli che, alla luce del recente esito delle elezioni presidenziali americane che vedono salire alla Casa Bianca Donald Trump e il suo approccio negazionista al cambiamento climatico, ora, guardano con preoccupazione ai prossimi quattro anni. La possibilità reale che Trump metta in atto la sua minaccia spesso ripetuta di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi siglato lo scorso anno durante la COP21 ha – secondo alcuni – minato le basi per il successo della COP22 terminata pochi giorni fa Marrakech senza che sia stato dato un seguito reale alla COP21, come invece avrebbe dovuto essere. Ecco, quindi, che proprio in questi giorni, di nuovo, il clima è tornato a essere protagonista, anche se in maniera un po’ defilata e purtroppo non pervasa da quell’ottimismo quasi ebbro che aveva caratterizzato la chiusura della COP21. Del resto, a Marrakech non sono stati fatti passi avanti sostanziali su nessun capitolo negoziale tra quelli sul tavolo di discussione: in alcuni casi si è raggiunto un accordo su questioni procedurali, senza però sciogliere quei nodi politici che inficiano l’implementazione di strategie incisive per la lotta al cambiamento climatico. L’unico risultato raggiunto, per così dire, è un accordo su come impostare le discussioni nei meeting previsti nei prossimi 5 anni.

La partita che si sta giocando sul clima in questi mesi è dunque molto alta e mostra quanto sia sottile il confine che divide ciò che potremmo da ciò che avremmo potuto fare per non scivolare inesorabilmente verso il terzo infernale quadro del Trittico del Giardino delle Delizie di Hyeronimus Bosch citato da Di Caprio all’inizio del suo documentario. In questo senso, il fallimento della COP22 dovrebbe ricordarci che, ammesso che possediamo ancora la capacità di scegliere per il giusto, tale lusso non durerà a lungo.

Bianca Dendena
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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