Ricercatrice Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Mare culturale urbano è localizzato nella parte ovest della città, in un territorio compreso tra la Caserma Santa Barbara, la Piazza d’Armi, e il grande deposito ATM di via Novara. È un’area periferica, prettamente residenziale e con pochi spazi che favoriscano occasioni di integrazione e di scambio socioculturale. Tale porzione urbana è indicata nell’attuale Piano di Governo del Territorio come un ambito di trasformazione urbana, soprattutto per il ruolo che potrebbero giocare la caserma e il suo vasto spazio verde di pertinenza in seguito ad un intervento di riqualificazione e rifunzionalizzazione che restituisca questi spazi alla città nei prossimi anni.

L’attività di mare si sviluppa esattamente dalla possibilità di valorizzare un territorio periferico e la sua comunità di riferimento, attivando una relazione sinergica tra spazi, attività e persone. Nello specifico, la programmazione prende vita in due spazi distinti ma vicini tra loro: la cascina Torrette di Trenno, aperta a maggio del 2016, e l’area industriale dismessa di via Novara 75, in costruzione a partire dai prossimi mesi del 2017.

Due spazi che nel tempo si sono svuotati della loro funzione sociale e produttiva originaria e per cui è stato possibile immaginare delle nuova centralità, dei nuovi sensi urbani a partire da processi ed attività legati alla conoscenza, allo scambio, e al rapporto tra produzione e consumo culturale.

La seicentesca cascina Torrette di Trenno ha visto cessare la sua attività agricola nel 2011 ed ha atteso fino al 2015 per essere oggetto di un intervento di recupero, avvenuto nell’ambito di uno degli interventi di housing sociale più recenti a Milano, quello di Cenni di Cambiamento gestito dalla Fondazione Housing Sociale e da Investire Sgr, coordinato con il Comune di Milano. Il complesso, uno dei più grandi realizzati in Europa con strutture portanti in legno, è costituito da quattro edifici di nove piani, collegati da ponti e ballatoi all’altezza del primo piano, con una corte aperta in condivisione e uno spazio verde semi-pubblico, spesso utilizzato anche per le attività di mare.

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In origine di proprietà del Comune di Milano, la cascina è stata poi assegnata in diritto di superficie dall’Assessorato all’Urbanistica a Investire, con il vincolo di dedicarla ad attività socioculturali e di selezionare, quindi, un soggetto adatto per la gestione, promozione e valorizzazione dello spazio.

Il progetto presentato da mare culturale urbano si trovava, così, ad essere perfettamente in linea con le richieste del Comune alla società, soprattutto in seguito al lavoro già avviato di costruzione di fiducia e attivazione di tutte le associazioni e realtà del quartiere, ed è stato quindi selezionato per la stipula di un contratto d’affitto ad un prezzo calmierato.

Nel 2015 la cascina è stata oggetto di un restauro conservativo progettato dalla proprietà e coordinato con la Soprintendenza, in quanto bene culturale tutelato. Nei suoi 1700 metri quadrati ospita oggi spazi di coworking, un’area dedicata alla formazione, alle residenze artistiche e ai progetti con il territorio, due sale prove, un ristorante, e un cortile comune.

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©Luca Chiudano
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©Luca Chiudano

È proprio nella corte, oltre che nella piazza antistante Cenni di Cambiamento, che hanno luogo la maggior parte degli eventi – soprattutto durante la stagione estiva – come parte della rassegna “dopo andiamo al mare?” che prevede appuntamenti di cinema, spettacoli dal vivo, musica, corsi di ballo e possibilità di integrazione tra diverse culture.

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©Luca Chiudano
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©Luca Chiudano

La distribuzione delle funzioni rispetto allo spazio è stata il frutto di un processo che ha integrato da una parte gli esiti del lavoro di ricerca avviato con il territorio e con la collettività per raccogliere bisogni e desideri, dall’altra un lavoro di progettazione partecipata con il team di mare in tema di design dei servizi, grazie anche ad un rapporto di sinergia con POLIMI DESIS Lab.

La nuova costruzione in via Novara 75, che costituirà l’esplosione di quanto sta già avvenendo all’interno della Cascina, sorgerà su un’area di circa 3000 metri quadrati di proprietà del Comune di Milano. La concessione di tale area – gratuita e della durata di trent’anni – è stata affidata a mare culturale urbano in seguito ad una procedura di evidenza pubblica promossa nel 2014 dal settore valorizzazione spazi dell’Assessorato Area Metropolitana, Casa e Demanio della precedente giunta del Comune di Milano per la realizzazione di un progetto culturale, sociale ed educativo.

I lavori di costruzione inizieranno nei prossimi mesi e la prima fase vedrà la demolizione delle presenze residuali ancora localizzate all’interno del lotto, ovvero un hangar che presenta una copertura in amianto e una stecca di edifici pericolante e in stato di abbandono. Per la prima volta, rispetto ad altri immobili messi a bando dal Comune, si è prevista infatti la possibilità di demolire gli edifici esistenti per costruirne di nuovi.

In seguito alla fase di bonifica si potrà quindi iniziare con la costruzione vera e propria che, secondo la previsione, dovrebbe durare meno di un paio d’anni in modo da poter aprire gli spazi al pubblico entro il 2018.

La localizzazione del nuovo edificio in un territorio periferico ha consentito di utilizzare, in fase di progettazione, la metafora di un “faro urbano”, uno spazio in grado di illuminare il territorio. L’edificio, infatti, è concepito come una “lanterna capace di irradiare luce e contenuti in città” e ambisce a diventare un punto di riferimento per l’intero quartiere.

Il progetto definitivo, a cura dello studio buncker-arc, è l’esito di diversi anni di lavoro e di riflessione, la sintesi di numerosi step di elaborazione progettuale che hanno beneficiato delle esperienze di diversi componenti di mare rispetto alla pratica e funzionamento di spazi culturali.

Le superfici di facciata, costituite da una lamiera stirata, sono unitarie, translucide e retroilluminate di notte e possono diventare all’occorrenza un supporto utilizzabile per installazioni, esposizioni e proiezioni di arte urbana.

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Il progetto prova a definire una relazione articolata e complessa con lo spazio aperto e pubblico, una relazione senza soluzione di continuità. Atri aperti e accessibili, ballatoi pensati come aree di scambio e contaminazione tra un’attività e l’altra, gradinate e piazze coperte permeabili e attraversabili concepite comi luoghi dello stare, varchi verso l’esterno lungo le facciate che consentano l’accesso e favoriscano la curiosità dei pubblici, sono tutti spazi progettati immaginando di poterli allestire ed utilizzare per diverse tipologie di attività – concerti, mercatini, esposizioni, feste, performance.

Una strada interna coperta conduce al giardino retrostante, un’area di verde pubblico costantemente accessibile.  Su di essa si affacciano le principali funzioni che compongono i 6000 metri quadrati articolati su tre livelli della nuova sede di mare: due sale teatrali da 400 e 150 posti, un bistrot/caffetteria, uno spazio atelier/laboratori, l’area uffici. Attraverso la scalinata poi, si accede alle scale cinema, due da 80 posti e una da 150, utilizzabili anche come spazi conferenze. Ai piani superiori si trovano una foresteria, due aule polivalenti, due sale di registrazione e quattro sale prove.

Tali dispositivi architettonici e successioni spaziali hanno l’obiettivo di innescare una serie di relazioni a scala urbana e con lo spazio aperto che consentano all’edificio di assumere il ruolo di una nuova costruzione ad alto valore estetico e capace di costruire stimoli e possibilità di interazione, ma allo stesso tempo di offrirsi come un’estensione naturale di essa e delle sue modalità di essere vissuta e attraversata.

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L’edificio, infatti, cerca di porsi nei confronti della città in termini di unitarietà e reciprocità, rispettando il perimetro del lotto, i percorsi e la viabilità del contesto circostante, ma espandendosi all’interno di esso attraverso le occasioni di relazione e le attività.

Il mix di funzioni che mare intende offrire attraverso il proprio programma punta a fare di questo edificio un luogo polifunzionale e flessibile, che garantisca la commistione e la contaminazione tra usi e pubblici diversificati.

Ilaria Giuliani
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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