Universitat de Barcelona

L’opinione pubblica italiana è spesso viziata da analisi semplicistiche che presentano l’autonomismo catalano omologabile alla Lega. Le distanze sono enormi: il catalanismo ha le sue radici nel repubblicanesimo federalista e progressista dell’Ottocento, e finanche i democristiani che hanno governato la Catalogna dal 1980 fino al 2003, hanno qualificato catalano chi viveva e lavorava in Catalogna, – una posizione ben lontana dal razzismo della Lega.

Contrariamente al periodo 1980-2008 in cui i governi catalani hanno contribuito alla governabilità della Spagna, gli ultimi anni si sono caratterizzati per una contrapposizione frontale fra governo centrale di Madrid e regionale di Barcellona. In un quadro profondamente complesso, la Catalogna è come un laboratorio politico, caratterizzato da manifestazioni popolari di doppio disincanto: verso lo Stato e verso la classe politica tradizionale, sia spagnola sia catalana.

Per i catalani, le cause del disincanto sono in particolare dovute alle politiche centralizzatrici del PP, e alla volontà di accantonare la lingua catalana, “colpevole” di separare i catalani dal resto degli spagnoli. In una parola, la campagna contro l’autonomismo è stata utilissima ai popolari per presentarsi come partito salvatore dello Spagna. Il disincanto si deve inoltre alla crisi economica che ha comportato un peggioramento sensibile delle condizioni di vita, senza spiragli di soluzione dei problemi. E da ultimo alla trama di corruzioni estese a tutti i partiti che hanno governato negli ultimi trent’anni, compreso il citato partito democristiano di Jordi Pujol.

La somma di tali fattori ha prodotto il programma dell’indipendentismo: la richiesta di uno Stato  che possa garantire migliori servizi sociali, infrastrutture e riconoscimento della lingua e cultura catalane. Ma chi ha spinto i partiti catalanisti verso l’indipendentismo è stata quella fitta rete di associazioni di base che hanno organizzato una serie di “referendum municipali”, senza validità legale, a favore della indipendenza (2009-2011) o le oceaniche manifestazioni in occasione della festa nazionale della Catalogna (2012-2015). Se i partiti catalanisti hanno cavalcato il movimento all’autodeterminazione, si sono poi visti negare qualsiasi dialogo da parte dei governi del PP, e hanno dovuto fare i conti con la protesta degli Indignados, iniziata a Madrid nel maggio 2011. Dalle loro richieste di democrazia diretta, e orizzontale, è nato il successo attuale di Podemos.

In questo clima di spaesamento e confusione della vecchia politica, il movimento indipendentista ha cercato di allearsi con gli Indignados catalani, spaccati al loro interno tra chi è favorevole e chi è contrario all’indipendenza. Il confronto nazionalista ha travolto i socialisti catalani a beneficio di un nuovo raggruppamento, dei Ciutadans (Cittadini), nato nel 2005 per difendere la indivisibilità della Spagna, e diventati prima forza dell’opposizione alle elezioni regionali catalane del settembre 2015.

In tali elezioni, le forze indipendentiste hanno ottenuto 72 deputati (su 135) con il 47,7% dei voti grazie alla legge elettorale spagnola che segue il metodo d’Hondt. Un numero di voti che si è rivelato insufficiente per dichiarare la indipendenza e causa di molte tensioni fra i settori liberali, socialdemocratici e d’estrema sinistra dell’indipendentismo.

Per completare ed evidenziare la complessità dello scacchiere politico catalano si deve tenere in conto l’irruzione di Barcelona en comú (Barcellona in comune, versione catalana di Podemos), il cui leader è Ada Colau, eletta sindaco di Barcellona nel maggio del 2015. La Colau, pur difendendo le ragioni del referendum in Catalogna e la necessità d’una riforma federale in un nuovo quadro di fraternità iberica, si è dichiarata contraria all’indipendenza. Non ha partecipato alle elezioni regionali del settembre 2015, invece ha appoggiato Podemos alle elezioni per il parlamento spagnolo nel dicembre successivo. Prima forza politica in Catalogna, le previsioni danno Podemos vincitore anche il 26 giugno. Chi vincerà, dovrà affrontare il tema catalano con una buona dose d’immaginazione.

 

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Parlamento spagnolo

 

Giovanni Cattini
Universitat de Barcelona

25/06/2016

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