Il nazionalismo è la guerra. È l’affermazione che chiude il discorso che François Mitterrand tiene al Parlamento Europeo il 17 gennaio 1995, in un momento drammatico della storia europea e internazionale (in quei mesi infuria la guerra xenofoba nei Balcani, l’11 luglio 1995 ci saranno i fatti di Srebrenica, l’1 novembre 1995 gli accordi di Dayton che metteranno temporaneamente fine a quel conflitto; il 3 novembre il primo ministro Yitzhak Rabin è ucciso da un estremista e quel percorso verso la pace iniziato sul Prato della casa Bianca nel settembre 1993, si interrompe, venti anni dopo siamo ancora lì a attendere che si riapra). Un discorso, quello di Mitterrand, che è non solo dentro quel tempo, ma che resta a noi come un “testamento politico” da conservare. Mitterrand muore più meno un anno dopo (nel gennaio 1996), e nel maggio 1995 scade il suo mandato presidenziale. Abbiamo pensato che questo più di altri fosse una risposta ai venti di nazionalismo che da domenica soffiano fortissimo dalla Francia profonda.

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[…] Uno scherzo del destino ha voluto che io nascessi durante la Prima guerra mondiale e che io facessi la Seconda guerra mondiale. Ho vissuto dunque la mia infanzia in un contesto di famiglie lacerate, che piangevano i loro morti, che coltivavano un rancore e a volte un vero e proprio odio verso il nemico di ieri, verso il nemico tradizionale. Ma, signore e signori, noi siamo cambiati di secolo in secolo, le tradizioni sono in costante cambiamento… quello che voglio dirvi è che la Francia ha combattuto tutti i paesi d’Europa, eccetto la Danimarca… e ci si chiede il perché.

La mia generazione ha fatto il suo corso, questi sono i suoi ultimi atti, questo è uno dei miei ultimi discorsi pubblici. Bisogna dunque assolutamente trasmettere ai posteri il nostro messaggio. Voi stessi, del resto, avrete conservato l’insegnamento dei vostri padri, avrete potuto prendere coscienza delle ferite del vostro paese. La tristezza, il dolore per il distacco da coloro che non ci sono più. La presenza della morte. Tutto ciò solo a causa dell’inimicizia che correva tra i popoli europei. Bisogna trasmettere, non questo odio, ma al contrario l’opportunità di riconciliazione che noi dobbiamo a tutti coloro che dal 1944-45, loro stessi feriti, dilaniati nella loro vita personale, hanno avuto l’audacia di concepire quello che può essere un futuro più radioso fondato sulla riconciliazione e sulla pace.

È questo che noi abbiamo fatto. Non ho maturato questa convinzione per caso. Non l’ho maturata nei campi tedeschi, dove ero prigioniero. O in un paese che era lui stesso occupato, come lo erano molti dei vostri. Ma mi ricordo che, pur venendo da una famiglia che coltivava alcune virtù, di umanità e benevolenza, tuttavia quando si parlava dei tedeschi, se ne parlava con animosità. Me ne sono reso conto, quando ero prigioniero di guerra, cercavo di evadere e ho incontrato dei tedeschi e ho vissuto qualche tempo in Baden Wurtemberg, in una prigione. E parlando con i tedeschi che erano lì, mi sono convinto che noi amavamo la Francia come loro amavano la Germania. Vi dico questo per far comprendere che ognuno ha visto il mondo dal proprio punto di vista e quel punto di vista era generalmente deformante.

Bisogna vincere i propri pregiudizi, quello che vi domando è quasi impossibile, poiché bisogna superare la nostra storia. Se non riusciremo a superarla bisogna sapere che una regola si imporrà, signore e signori: il nazionalismo è la guerra. La guerra non è solamente il nostro passato, può anche essere il nostro futuro. E siamo noi, siete voi deputati che siete ormai i guardiani della nostra pace, della nostra sicurezza, del nostro futuro.

Grazie.

François Mitterrand
Parlamento Europeo, 17 gennaio 1995

10/12/2015

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