Quale profilo del tempo abbiamo di fronte? Marcello Flores la scorsa settimana sul numero de “La Lettura” ha pubblicato un intervento dal titolo Deglobalizzazione in cui riflette sul possibile inizio di un nuovo ciclo storico segnato dalla prevalenza, o quanto meno dalla rilevanza, dei populismi. Flores non propone una lettura delle forme politiche in cui sembra caratterizzarsi il nostro tempo, e forse l’immediato futuro, ma invita a riflettere sul significato e sulla sensazione di storia che segna questa stagione politica. Abbiamo pensato che il suo suggerimento potesse essere proficuo per riflettere sul senso di questo nostro tempo. Ringraziamo “Marcello Flores” e “La Lettura” per aver consentito la riproduzione.


Il 2016 potrebbe essere ricordato non solamente per essere stato l’anno più caldo nella storia ma anche per aver posto fine a un’epoca e avere aperto la strada a un’era in cui il populismo non è più solo una presenza ingombrante o una minaccia, ma una vera e propria cultura di governo e di identità per chi sostiene i movimenti populistici e ne consente la vittoria elettorale.

Gli storici hanno sempre operato, tra le prime cose della loro riflessione, a qualunque periodo si riferisse, una proposta di periodizzazione, e naturalmente l’hanno anche fatto per l’epoca a noi più vicina…

Per Hobsbawm il «secolo breve» faceva seguito al «lungo Ottocento» che era iniziato in realtà a fine Settecento con la rivoluzione francese e si era protratto fino alla prima guerra mondiale: il secolo della borghesia, dell’industrializzazione, degli stati-nazione…

 

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Illustrazione: Presa della Bastiglia, 1789

 

È anche su una critica a Hobsbawm e alla sua visione morale e ideologica che si fonda l’ipotesi di periodizzazione che ci ha dato uno dei grandi storici americani della contemporaneità, Charles S. Maier, secondo cui a partire dalla metà dell’Ottocento prendeva inizio un «secolo lungo» che sarebbe terminato tra gli anni ’70 e ’80 del ventesimo secolo. I caratteri originali di tale epoca, da lui definita «età industriale», erano un ordine fordista «fondato sull’acciaio e la chimica e sul movimento fisico di persone e merci» e una «organizzazione territoriale dell’umanità» centrata sullo Stato-nazione…

Nel XXI secolo vi sono state nuove interpretazioni che hanno dato respiro a vecchie periodizzazioni, rendendole più adeguate a comprendere il nuovo grande interrogativo storico: la globalizzazione, le sue tappe, la sua origine…

Kenneth Pomeranz, in «La Grande Divergenza», spiegava le ragioni del rapido e crescente distacco che si era aperto nell’Ottocento tra l’Europa e l’Asia, dopo un lunghissimo cammino che le aveva viste percorrere uno sviluppo analogo e non troppo differente e distante.

Proprio nell’esaminare quel percorso che ha portato, negli ultimi anni, a una drastica e repentina chiusura della forbice euroasiatica iniziata due secoli fa si situa la più recente e articolata interpretazione da parte italiana Secondo Tommaso Detti e Giovanni Gozzini nel loro volume Storia contemporanea una svolta fondamentale nella storia dell’umanità fu segnata nella seconda metà del 700 dall’industrializzazione e dalle rivoluzioni americana e francese, che aprirono la strada al «lungo 800» in cui si sviluppò la prima globalizzazione contemporanea.

Le due guerre mondiali segnarono una fase di «deglobalizzazione» (ma globalizzazione di ideologie assolute), mentre dal 1945 si aprì una nuova fase di globalizzazione, destinata a non interrompersi fino ad oggi.

Che cosa ci aspetta domani?

Marcello Flores

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