Ricercatrice in Urbanistica e Politiche del Territorio

Dai report delle Nazioni Unite e delle agenzie di sviluppo, alle pubblicazioni scientifiche aventi per oggetto la città, il refrain dell’urbanesimo planetario si riproduce da tempo in echi continue. La nuova era aperta dal XXI secolo, in cui la popolazione umana è concentrata nelle città e lanciata verso un incremento inarrestabile, desta sgomento, preoccupazioni e ipotesi sul presente che viviamo e il futuro di convivenza urbana che ci aspetta. La città con le sue manifestazioni nuove, plurali e multiformi rompe le cornici interpretative su di essa elaborate nel tempo e ci sfida a sforzi di comprensione teorica e azione pratica tanto complessi quanto inevitabili.

Lo scenario urbano che abbiamo di fronte, infatti, appare diverso non soltanto nelle nuove configurazioni urbane del Sud del Mondo, fatte di morfologie fisiche e forme sociali spesso inedite per i modelli occidentali (dagli insediamenti informali, ai campi, alle spazialità prodotte dalle economie non convenzionali, alle città e metropoli di nuova fondazione), ma anche nelle città occidentali che crediamo di governare e che risultano altrettanto soggette a trasformazioni rapide e rilevanti.

In questo quadro, definire una riflessione attenta, critica e radicale sulla questione urbana e le dimensioni che implica non è pretesto ozioso, bensì imperativo ineludibile per progettare al meglio un futuro che ci riguarda tutti.

La costruzione dell’avvenire passa per alcune traiettorie fondamentali individuate dalla Fondazione Feltrinelli come gli snodi del percorso attraverso cui costruire il proprio Osservatorio su città e trasformazioni urbane: un osservatorio che guarda alle città come laboratori di sperimentazione e contesti imprescindibili da ripensare in chiave partecipata e multidisciplinare per garantire qualità della vita e accesso a nuovi diritti di cittadinanza per tutti.

Mumbai. india

ENVISAGING FAIRER DIVERCITIES | CONTEMPLARE LE DIVERSITÀ PIÙ DEBOLI

Nell’epoca delle migrazioni, le città si configurano come nodi di transito, incroci e mescolanza di popolazioni diverse. Soggetti dalle origini variegate e traiettorie biografiche multi-locali sono portatori di nuove cittadinanze e istanze spesso trascurate o irrealizzate. Al contrario, le diseguaglianze e polarizzazioni spaziali emergenti ribadiscono l’urgenza di un ripensamento sostanziale della civitas e di un riconoscimento concreto delle richieste di società sempre più plurali. Guarda alla città dal punto di vista della crescente diversità che le contraddistingue e delle questioni connesse di convivenza, conflitti, diritti delle minoranze e forme di inclusione sociale permette di mettere in luce gli sforzi necessari e le vie possibili per governare il mutamento delle nostre città ed immaginare un futuro più giusto di riduzione delle diseguaglianze e valorizzazione delle diversità.

 

REALIZING POTENTIAL URBAN LANDSCAPES | IMPLEMENTARE LE POTENZIALITÀ DEI PAESAGGI URBANI

Cosa fare del patrimonio industriale ereditato dal secolo scorso che giace dismesso nelle metropoli post-industriali o dei beni confiscati alle organizzazioni criminali e mafiose e restituiti alla cittadinanza? Come interpretare e supportare al meglio lo sviluppo dei nuovi territori che si profilano nelle città di vecchia e nuova formazione? “Realizing potential urban landscapes” indica la volontà di confrontarsi con questi quesiti a partire da una serie di casi tratti dalle pieghe dell’urbano quando questo non è ancora (del tutto) o non è più. Sia nel caso di paesaggi urbani ereditati da rinnovare che in quelli di nuove agglomerazioni, l’obiettivo è comprendere come realizzare al meglio il potenziale inespresso dell’urbano quando si trova in una fase di definizione o ri-definizione, orientandone la trasformazione dall’individuazione di risorse all’attuazione di possibilità innovative.

 

MAKING THE CITY THROUGH HOUSING | REALIZZARE LA CITTÀ ATTRAVERSO L’HOUSING

Le storie del patrimonio abitativo urbano riflettono non soltanto l’evoluzione storica delle città, ma anche il loro stato di salute. I movimenti per il diritto alla casa individuano nel riconoscimento dello stesso la condizione fondamentale e propedeutica per il diritto alla città. Che si condivida o meno tale approccio più ampio, di certo le città che non riescono ad accogliere le istanze abitative dei propri “inquilini” sono città incompiute.  Ma quali sono le dimensioni dell’abitare che restano inesaudite nelle nostre città, oggi, ed in che modo le si può progettare al meglio a fronte di stili di vita, necessità sociali, strutture famigliari e pratiche abitative mutate? Cosa ci raccontano i conflitti tra vecchi abitanti e nuovi utenti dei quartieri che abitiamo? Come si possono tenere insieme la difesa dei luoghi e della loro storia con forme di valorizzazione immobiliare e fondiaria che non siano escludenti? Guardare al privato delle pratiche abitative costituisce, quindi, la via per la realizzazione di un abitare che sia pienamente pubblico, ovvero progettato per tutti.

 

REGENERATING THE CITY AS A COMMON | RIGENERARE LA CITTÀ COME BENE COMUNE

Gli ultimi anni hanno visto un moltiplicarsi di pratiche di rigenerazione urbana e innovazione sociale che nel “nuovo” individuavano la via per il miglioramento strutturale di situazioni disfunzionali.

Si tratta di processi largamente diffusi, i cui effettivi impatti sono misurabili solo nel tempo, attraverso un monitoraggio costante che guardi tanto agli attori coinvolti e alle pratiche prodotte, quanto ai destinatari raggiunti e quelli esclusi.

Attraverso una disamina di casi di innovazione sociale più o meno istituzionalizzati, comparati con iniziative bottom-up e di autorganizzazione si può contribuire al ripensamento del ‘con’ per città realmente inclusive.

 

PLANNING THE IMMATERIAL CITY | PIANIFICARE LA CITTÀ IMMATERIALE

Il futuro è già qui, presente e impalpabile, invisibile e penetrante. La produzione e il monitoraggio di flussi di dati, le piattaforme che li veicolano, le nuove economie più o meno di condivisione costituiscono un’infrastruttura immateriale in fieri che ha effetti ancora largamente inesplorati sulle interazioni nell’urbano, la formazione di comunità e i valori sottesi alle nuove forme di scambio. Prodotto dell’avanzamento tecnologico nelle città del capitalismo neo-liberale, la città tecnologica presenta grandi potenzialità e altrettante zone d’ombra. “Planning the immaterial city” si prefigge un confronto attento sulle dimensione immateriali del futuro urbano al fine di individuare le priorità strategiche per la sua pianificazione in un’ottica di redistribuzione delle risorse e delle possibilità di accesso alle stesse.

 

DESIGNING NEW NATURESCAPES | DISEGNARE NUOVI PAESAGGI NATURALI

L’oramai innegabile climate change e il saccheggio della biodiversità sono solo due delle grandi questioni che hanno posto l’imperativo della sostenibilità nella progettazione dell’urbano.

Le pratiche professionali si sono arricchite di soluzioni green-based, economie circolari e approcci resilienti per invertire il trend di sfruttamento degli ecosistemi naturali da parte della città.

La via ecologica in cui città e natura funzionano come sistemi integrati appare l’unica possibile per garantire la sopravvivenza degli ecosistemi antropici, oltre che alcuni diritti fondamentali connessi come quello alla salute e al benessere. “Designing new naturescapes”, quindi, si riferisce all’intento di addentrarsi nel panorama di proposte progettuali e politiche per nuovi paesaggi urbani in cui l’alleanza con la natura sia concretamente riformata.

 

PUSHING THE BORDERS | SPOSTARE I CONFINI

Le mega-regioni urbane e le aree metropolitane istituzionalizzate in livelli governativi autonomi costituiscono un esempio della riconfigurazione in corso dei confini fisici ed amministrativi delle nostre città, accompagnata dall’emergere di nuovi confini materiali e immateriali.

Il confine, dal limes delle ripartizioni territoriali delle origini alle linee tracciate sui fogli da disegno degli studi di urbanistica ed architettura è da sempre fondativo dello spazio urbano e al contempo sua parte integrante, in una dinamica continua di generazione reciproca.

I confini, tuttavia, non sono tutti uguali: cambiano, si spostano, spariscono o si rafforzano, più rapidamente della nostra capacità di pensarli. L’affermazione  “Pushing the borders” sfrutta un semplice gioco di parole per sollecitare il difficile ripensamento del confine e del ruolo che esso ha nella ri-costituzione sociale, politica e amministrativa delle nostre città.

 

FRAMING MOBILITY AS A SPATIAL CAPITAL | CONCEPIRE LA MOBILITÀ COME CAPITALE SPAZIALE

Le riflessioni sulla mobilità come caratteristica peculiare del nostro tempo hanno fornito nell’ultimo decennio categorie interpretative capaci di mettere in discussione l’idea della fissità dello spazio urbano. Grazie a studi sempre più polidisciplinari, l’idea che la mobilità ‘faccia’ sempre di più lo spazio urbano è sempre giù diffusa. Tuttavia, la strada per la progettazione e il governo di questa dinamica di mutua generazione è ancora in gran parte da percorrere. “Framing mobility as a spatial capital”  è un modo per cercare di fare il punto su come si possa valorizzare al meglio il capitale intrinseco della mobilità e tradurne il valore fondamentale tanto in un’infrastruttura materiale e immateriale di spazi multiformi quanto in politiche ispirate ed efficaci, a supporto delle popolazioni urbane.

Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, contraddistinta dall’attenzione ai mutamenti della società nella storia, si incammina lungo i sentieri indicati a partire da un camp di esperti che si confrontano quotidianamente con le questioni riguardanti le trasformazioni urbane. Dopo un’attenta selezione, 85 giovani professionisti e ricercatori internazionali si confronteranno nell’ambito di Feltrinelli Camp in programma il 16 e 17 febbraio presso la Fondazione Feltrinelli.

Lo scambio, orientato non solo alla riflessione teorica ma anche e soprattutto alle pratiche ed alle soluzioni possibili, sarà affiancato da tre public lecture di Enrico Letta (Preside della Paris School of International Affairs dell’Università SciencesPo a Parigi) sui cambi di paradigma della globalizzazione che caratterizzano la società occidentale, Mark Deakin (docente di Built Environment e Direttore del Centre for Smart Cities presso la Edinburgh Napier University) sulle smart cities e le soluzioni innovative di governance digitale e Mike Raco (docente di Urban Governance and Development presso la Bartlett School of Planning) sulle sfide e le opportunità per le politiche rispetto all’iper-diversità delle città europee.

L’esito atteso dell’iniziativa è un documento comune di ricercatori e professionisti ispirato dalla volontà di ricostruire una dimensione collettiva di dibattito sulle criticità e le sfide più cogenti della convivenza urbana contemporanea, per fare, e fare insieme, la “nostra città futura”.

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