Liberi

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Ci sono molti modi per arrivare a essere liberi. Altrettanti per mantenersi liberi. Ne propongo alcuni.

Ezio Bosso, con la sua risposta a www.spinoza.it è il vero vincitore di Sanremo. Essere sfottuto è meglio che essere compatito: ti fa sentire normale e soprattutto libero. E dunque ti obbliga a non chiedere sconti. Gli altri devono adeguarsi. Ma essere liberi implica anche andare diritti alle cose senza fare sconti. È quella libertà di linguaggio e di determinazione che enuncia Piero Gobetti (oggi lo ricordiamo a 90 anni dalla morte). Il problema della politica, dice Gobetti, è misurarsi con le cose, farle e non solo discuterle. E, soprattutto, non aver paura di provare. Piero Gobetti ha 18 anni quando scrive quelle parole. C’è l’impazienza, ma anche la consapevolezza che il tempo non è una risorsa infinita. Essere liberi è anche cogliere l’opportunità. È scegliere. Non solo. Essere liberi è una condizione inizia con un atto di rottura rispetto a un ordine precedente. È la condizione, almeno sul piano formale, dei servi della gleba nella Russia dell’Ottocento cui si rivolge l’editto con cui lo zar Alessandro II il 19 febbraio (ma in realtà il 3 marzo, e in quella data lo si ricorda oggi) decreta la fine della servitù de contadini.

Libertà, in questa accezione, indica ciò che non c’è, sottolinea l’atto di liberazione da qualcosa più che la condizione affermativa di essere liberi di fare qualcosa. In questo senso quell’atto si situa nel punto di svolta tra “non più” e “non ancora”. Come tutti i processi incerti si colloca al bivio. Indica delle possibilità e non ancora delle scelte. Perché si compia definitivamente quel passaggio chiede delle scelte. Ancora. Isaiah Berlin ha proposto a partire dal suo Due concetti di libertà, due possibili percorsi nell’esperienza della libertà.

Da una parte la “libertà negativa” (libertà da: libertà dalle intrusioni altrui nel mio agire), caratterizzata dall’ assenza di limitazioni o interferenze nei riguardi di ciò che un soggetto è capace di fare.

Dall’’altra la “libertà positiva” (la libertà di: la libertà di fare o di essere qualcosa) che Berlin identifica o assimila all’idea di padronanza di se stessi, ovvero la capacità di auto-determinazione, essere padroni del proprio destino.

Maggiore “libertà negativa” significa minori restrizioni delle possibili azioni del soggetto. Meno libertà negativa e più libertà positiva significa invece dipendenza del singolo individuo ai voleri della maggioranza (un aspetto questo che farà dire a Berlin che uno dei percorsi che stanno alla base dei delle esperienza totalitarie del XX secolo, a destra come a sinistra, sta proprio nella subordinazione della libertà individuale alla libertà della maggioranza).

Essere liberi è principalmente un problema di regole? O non è anche, e forse soprattutto, un’affermazione di scelte?

Edgar Lee Masters, con la figura del Suonatore Jones nell’Antologia di Spoon River, ci consegna la rivendicazione della libertà come scelta.

In un mondo in cui si svelano le ipocrisie del potere, le menzogne degli amanti, l’inconsistenza della rispettabilità, insomma in una cosmogonia di infelici, Jones è un’anima salva: è l’unico, sulla collina, a non serbare alcun tipo di rimpianto, perché è l’unico a non aver rinunciato alla felicità.

L’esperienza della libertà, essere liberi, è anche l’affermazione che scegliere si può. E che ne vale la pena.

David Bidussa
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

15/02/2016

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