Ricercatrice Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Estratto dell’intervista all’onorevole Coppola, a cura di Erika Munno

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Nel rapporto tra tecnologia e lavoro la grande questione aperta di questi anni è: la tecnologia toglie o crea posti di lavoro? Se è indubbia la capacità di creare nuovi modelli e nuove opportunità, resta però da considerare il fenomeno delle disoccupazione tecnologica o comunque dell’erosione di un gran numero di posti di lavoro. L’impatto della tecnologia sul futuro del lavoro apre, dunque, diversi scenari.

Erika Munno, ricercatrice di Spazio Lavoro ha chiesto all’Onorevole Paolo Coppola come la politica si stia interrogando su questo tema e come pensa di governarne la trasformazione in atto. Per leggere l’intervista integrale CLICCA QUI.

“Manca la consapevolezza di come sarà il lavoro domani. Molti economisti chiudono il discorso dicendo che la tecnologia ha sempre eliminato posti di lavoro creandone al contempo di nuovi e che anche oggi si proseguirà così.

Io penso che questo sia vero, però nel passato la tecnologia ha fatto sì che si spostasse forza lavoro dal primario al secondario e dal secondario al terziario: oggi non c’è un “quaternario” dove spostarla. Sta invece accadendo che vengono lasciati liberi i lavori ad alto contenuto di conoscenza e creatività e non è assolutamente scontato che tutti i lavoratori si riescano a indirizzare verso questa tipologia di lavori.

La seconda differenza sostanziale rispetto al passato è la velocità: tutti gli altri cambiamenti hanno avuto una velocità moderata, oggi invece, se la legge di Moore continuerà ad avere i suoi effetti, il ritmo aumenterà e questo non viene ancora percepito dal sistema poiché è difficile gestire l’accelerazione esponenziale.

Io credo che noi nei prossimi 10-15 anni assisteremo a dei cambiamenti tecnologici dirompenti e riemergeranno problemi come la proprietà dei mezzi di produzione, poiché se certi lavori saranno svolti da macchine e robot bisognerà capire chi li detiene o quale sarà la nuova distribuzione del potere e cosa faranno lavoratori sostituiti dalle macchine. Ad esempio, la macchina che si guiderà da sola creerà impatti enormi: se il sistema è stato messo in crisi da un fenomeno come Uber, che è minuscolo rispetto a quello che potrebbe fare la macchina automatica che impatta non solo sui tassisti, ma anche su tutti quelli che lavorano nella logistica e più in generale su tutto il settore dell’automobile, figuriamoci cosa potrà accadere con la macchina automatica. Solo questo fenomeno, preso singolarmente, ha un impatto fortissimo e sta tecnologicamente a un paio di anni lontano da noi e culturalmente a non più di dieci anni: si tratta, cioè, di un cambiamento che è dietro l’angolo.

Come fare, allora, a governare questi processi di cambiamento? Il primo passo è, secondo me, quello di accrescere la consapevolezza delle persone su questi problemi. (…) Poi bisogna portare la tecnologia il più possibile vicino alle persone (…). Da questo punto di vista il ritardo sulla copertura a banda larga è terribile per il nostro paese perché ha rallentato l’arrivo di tanta tecnologia. Quindi il fatto che il governo adesso, invece, spinga per l’infrastruttura a banda larga è importantissimo per la creazione di un sistema strutturale per il cambiamento culturale e per la competitività del paese. Le trasformazioni saranno radicali e dobbiamo attrezzarci per questo.

Bisognerà creare dei sistemi di aiuto dei lavoratori per uscire dai vecchi sistemi ed entrare nelle nuove forme di lavoro accanto alle macchine e poi ci sarà il vero grosso enorme problema della distribuzione della ricchezza, un problema storico che da sempre costituisce il cuore dell’attività politica e che deve essere affrontato anche per la nuova società che verrà.”


APPROFONDIMENTI

L’intervista all’onorevole paolo coppola è proposta, in versione integrale, nell’articolo di approfondimento a cura di Erika Munno dal titolo Ecosistema Innovazione, CLICCA QUI e vai alla pagina.

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La trasformazione tecnologica della società è sotto i nostri occhi e procede a velocità spedita e con una forza che spesso la rende di difficile gestione: un anno in termini tecnologici è molto più breve di quanto non lo sia nella percezione comune e quotidiana. La tecnologia della nostra epoca…

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