Pittore, scultore e attore italiano.

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Tra i motivi che fanno di Umberto Eco un intellettuale di rara magnitudine e uno scrittore formidabile per ironia, intelligenza e gusto, vi è il fatto che i suoi romanzi siano una folgorazione per chi voglia trovare una via negli studi culturali. Leggerli suggerisce che sia possibile affrontare il passato e lo “spirito” umano lontano dal sapere stereotipato e paludato, senza tacerne le contraddizioni e appropriandosi di quelle storie.

In Eco, produzione teorica, critica e scrittura si appartengono: la narrativa continua il lavoro dello studioso con mezzi apparentemente diversi. Ogni romanzo, con una forma riconoscibile e riferimento a tradizioni e generi, è anche il precipitato di teorie e il rinvio a nodi di problemi; ogni narrazione, con lucidità e disincanto, rimonta il suo sfondo storico e contiene l’esposizione dei suoi addentellati politici. Così, il mondo mentale del medioevo, del Seicento, dell’Ottocento o dell’Italia fascista vengono attraversati da personaggi che ne sono esponenti tipici ma che ne smobilitano i quadri di riferimento; hanno di fronte ai loro mondi l’analogo sgomento, o l’analogo adattamento, che abbiamo noi di fronte al nostro. Unito alla collisione sistematica di sublime e pop, attraverso i marginalia e con ingressi obliqui, tutto questo produce surplus di conoscenza e di piacere nella lettura.

Con ogni mezzo Eco ha condotto un’analisi sui contenuti, sulle illusioni e sugli effetti di verità che dalla produzione di ideologia si allarga alle strategie della persuasione, in un’opera di decodifica e demistificazione dei linguaggi sempre attuale: un’analisi capace di rivelare un sistema morale e politico e farsi critica dell’autoritarismo. Raccontando storie Eco ha esplorato mondi e ambienti a lui consonanti, mostrando come l’ossessione storico-storiografica per l’altro che è l’uomo nel tempo nasca dal bisogno di orientarsi nel presente.

In questo modo, ha declinato il rapporto tra storia e mito, tra sapere storico e narrazione, attraverso il duplice sguardo sull’immaginario del potere e sul potere dell’immaginario: nei suoi romanzi è esibito il modo in cui noi – posteri, interpreti, lettori – riorganizziamo il sapere del passato. I mondi perduti, ideali e finzionali, in cui amiamo immergerci, sono pagine del testo della memoria sociale e snodi della macchina linguistica, scritturale e immaginale che producendo materiali culturali promuove senso, pensiero e azione. Il pendolo di Foucault, un “crogiuolo” in cui si concentrano le sue tante ossessioni, è molto più che una fiction filosofica sulla ricostruzione del passato e sul complotto: è un saggio sulla menzogna, sulla stupidità, sulla “fame di mito” e di assoluto generata dalla contingenza della storia e dalla sua illeggibilità complessiva. È un discorso intrecciato con la critica illuminista che Eco ha mosso agli eccessi interpretativi, al decostruzionismo americano, all’esoterismo elitista, ai feticci culturali e a ogni esegesi basata sulla segretezza e sulla miticità; testimonia l’insofferenza per il luogo comune che si cristallizza in narrazione dominante e credenza ingenua, quale che sia la sua provenienza.

Dentro il post-moderno, Eco ha affermato che se è vero che sono possibili letture molteplici, solo alcune sono valide; nei suoi racconti ha praticato la complessità, disintegrato cliché e riportato l’attenzione sulla dimensione vivente e problematica al centro dei dispositivi che producono i saperi e orientano la nostra immaginazione.

Eco ha dato con la sua scrittura letteraria l’esempio, innovativo e irresistibile, per cui il libro è lo spazio privilegiato entro il quale il testo è l’enciclopedia, la sua decostruzione, i suoi possibili usi e l’indicazione di come possiamo abitarlo, contaminare l’archivio a cui appartiene e continuare a sentirne le risonanze. Rimanendogli fedeli e al contempo sapendolo tradire con consapevolezza.

24/02/2015


Biografia dell’autore

maneraEnrico Manera (Torino, 1973)Specializzato in Scienze della cultura e dottore di ricerca in Filosofia, è docente di scuola superiore e attualmente ricercatore e referente della didattica presso l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Istoreto). Autore di monografie, saggi, articoli e materiali per la scuola superiore è collaboratore stabile di Doppiozero.com. I suoi studi vertono sulle teorie del mito e della memoria culturale in età contemporanea, al crocevia tra filosofia e storia delle idee.

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