drip-921067_960_720

Nutrire il pianeta significa non solo garantire a tutti diritto al cibo – sano, sufficiente e nutriente -, ma anche diritto all’acqua, evitandone lo spreco nelle attività quotidiane, domestiche e produttive, e garantendone a tutti accesso equo e sostenibile. Pare cosa scontata, ma non lo è affatto: nel mondo oltre 663 milioni di persone non hanno acqua potabile in casa e circa 2,4 miliardi non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. È già molto, moltissimo, ma non tutto; perché l’acqua ha anche valenza identaria e culturale, e lungo i suoi corsi va formandosi un’idea di comunità, di vita comune, di reciproca dipendenza. Milano lo sta sperimentando in queste ultimi settimane e mesi, con un acceso dibattito pubblico attorno alla riapertura dei Navigli.

L’acqua ha una storia a Milano, e la storia di Milano è affidata all’acqua; è necessario conoscerla, questa storia, perché da essa possa scaturire una consapevolezza nuova e germogliare un rinnovato senso di appartenenza.

Il 4 maggio, alle 21, in Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Lella Costa legge un brano di ‘Sotto di noi il diluvio‘ di Michele Serra – di cui anticipiamo un passaggio – per raccontare l’epopea delle acqua di Milano che, dopo anni di intenso prelievo industriale, giacciono nel sottosuolo urbano con un patrimonio di memorie, storie e promesse.

Chissà, il rombo profondo delle fabbriche di Sesto San Giovanni, come si ripercuoteva nelle viscere di Lombardia, dentro e lungo la falda freatica, in quei limi e quelle ghiaie sommerse. Fino a dove arrivava, per le sue vie sotterranee, impercepibile in superficie, quella musica? Fino a dove si spingeva il rumore della fabbrica? A ridosso delle Alpi? Agli argini del Po? E lungo il grande fiume si scaricava a mare anche il frastuono?

L’industria lombarda l’ha bevuta, l’acqua del sottosuolo, per generazioni. Ne ha pompati da madreterra interi oceani, acqua quanta ne basterebbe per lavare le galassie, per abbeverare i viventi di ogni pianeta, per riempire ogni voragine e bonificare ogni deserto. Ogni giorno. Per anni. Pompe gigantesche risucchiavano l’acqua di falda. La usavano per raffreddare, lavare, temprare, levigare. La usavano per controllare e domare il fuoco, mutare le incandescenze in forme solide, azionare meccanismi a pressione, muovere pistoni, inondare vasche, trascinare resti di lavorazione nelle loro cloache tenebrose.

Quando le fabbriche sono diventate gusci vuoti, ancora più immense allo sguardo perché il vuoto, lo sai, è come il silenzio, ti fa misurare la mancanza di quello che prima c’era e ora è improvvisamente sparito, immagina una cattedrale senza altare, senza arredi, senza panche, senza confessionali, senza quadri, senza affreschi, senza vetrate, senza preti, senza fedeli, senza preghiere, senza niente, dico NIENTE… allora sì che ti accorgi di quanto è immensa, quella cattedrale…

Quando le erbe e le piante infestanti, gli ailanti, le robinie, le clematidi, le edere, le gramigne, le ortiche, i piscialetto hanno cominciato a tingere di verde i piazzali vuoti, a rompere piano piano la crosta abbandonata di quegli asfalti, di quei cementi, e poi i loro semi portati dal vento attraverso i vetri rotti sono entrati in fabbrica e in ogni fenditura del pavimento hanno germogliato, e vegetando vegetando hanno di nuovo confuso nel caos della natura le linee ordinate del lavoro umano… Quando niente era più rumore, niente era più fuoco, niente era più metallo, niente era più operaio, niente era più lavoro, niente era più niente, e le fabbriche solo un immane guscio vuoto e ammutolito, così ammutolito che potevi udire il fruscio di qualche bestia nascosta, i passi di qualche uomo clandestino… È allora che l’acqua, sotto Milano, ha cominciato a risalire di livello.

4/05/2017


APPROFONDIMENTI

FOOD FOR ALL!

DALLA CARTA DI MILANO AL CIBO DEL FUTURO, PER TUTTI

scrittaFFArettangolare

NEL CONTESTO DI MILANO FOOD CITY, FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI PROMUOVE UNA SETTIMANA DI APPUNTAMENTI ED ESPERIENZE CULTURALI, IN COLLABORAZIONE CON IL COMUNE DI MILANO.

A due anni dalla conclusione di Expo Milano 2015, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli con l’iniziativa Food For All! offre un’occasione di confronto e partecipazione su grandi sfide globali quali il diritto al cibo e la sostenibilità delle produzioni agroalimentari.

Dal 4 al 10 maggio dalle 10 alle 22, la sede di viale Pasubio è animata da dibattiti, laboratori, talk, e spettacoli con la partecipazione di protagonisti nazionali e internazionali impegnati in attività istituzionali, associative, imprenditoriali, di ricerca e culturali, che portano la loro testimonianza utile ad animare il dibattito e la riflessione, ma soprattutto a mappare e orientare possibili soluzioni.

> VAI ALLA PAGINA
La Fondazione ti consiglia
pagina 29363\