Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Anche per i più attenti alle tematiche della sostenibilità ambientale e globale il 1 agosto 2018 potrebbe non risuonare come una data significativa. Eppure, sebbene si tratti di una ricorrenza che per sua stessa natura non può avere data fissa sul calendario, questa giornata merita di essere sottolineata e analizzata.

Secondo l’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network, lo scorso agosto è infatti coinciso con l’Earth Overshoot Day, data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno.

In altre parole, a partire dal 2 agosto stiamo utilizzando le risorse naturali del Pianeta con una velocità maggiore rispetto alla capacità di rigenerarle della Terra stessa. Se assimilassimo le risorse naturali a quelle economiche, la situazione sarebbe identica a quella di una famiglia che per vivere erode il proprio conto in banca, senza avere prospettive per il futuro. Vale la pena di ricordarlo: questa bancarotta non ha un nome – perché semplicemente non abbiamo un’altra Terra.

 

Sostenibilità e risorse naturali, fotografie dal mondo

È comunque interessante analizzare qualche dato in più rispetto all’Earth Overshoot Day 2018: per calcolare la sostenibilità delle risorse utilizzate si tengono in considerazione diversi parametri come cibo, acqua, terra, suolo, legname e tutti gli ecosistemi produttivi disponibili – valutando le risorse consumate ogni anno dall’umanità e quelle che il pianeta riesce a rigenerare nell’arco di un anno.

Ecco qualche dato a livello globale:

  • Nel 2018 abbiamo consumato, complessivamente, tutte le risorse disponibili sulla Terra in appena in appena 212 giorni, il già citato punto di non ritorno – dopo il quale si comincia a muoversi sotto la soglia sostenibile.
  • Per sostenere questi consumi al netto degli attuali consumi energetici, della disponibilità di risorse alimentari e della demografia attuale, stima sempre il Global Footprint Network, ogni anno servirebbero 1,7 pianeti come la Terra.
  • La serie storica raccolta dall’istituto di ricerca racconta che dagli anni Settanta abbiamo cominciato a consumare risorse “a debito”.

 

Source: Global Footprint Network National Footprint Account 2018

 

Guardando ai singoli Paesi la situazione appare estremamente variegata, con i Paesi comunemente definiti “sviluppati” a farla da padrone in senso negativo. Il Regno Unito, per esempio, ha raggiunto il suo personale Overshoot Day l’8 maggio, la Francia il 5 maggio, mentre la Germania il 2 dello stesso mese. La palma nera tra Paesi del G7 spetta agli Stati Uniti, le cui lancette si esauriscono appena il 15 di marzo, mentre poco meglio riesce a fare l’Italia, esaurendo le risorse rinnovabili il 28 maggio: in altre parole, se gli abitanti del mondo consumassero le risorse come fanno gli italiani, avremmo bisogno di 2,6 pianeti come la Terra.

 

 

Source: Global Footprint Network National Footprint Account 2018

 

Sviluppo sostenibile, una storia recente

I dati mostrati del Global Footprint Network mostrano una situazione complessa, che si contrappone in maniera quasi antitetica alla consapevolezza sui temi della sostenibilità e dello sviluppo sostenibile. È davvero possibile che un tema così caro alla sensibilità ecologica mondiale – al punto che l’Organizzazione Mondiale della Nazioni Unite ha creato e promosso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2030 – ci trovi così drammaticamente in ritardo?

 

Certo, al di là di ogni analisi sulle policy e le best practies a livello locale e globale, giova ricordare come lo sviluppo sostenibile sia un tema relativamente recente. Il Club di Roma, nato nel 1968 dall’imprenditore italiano Aurelio Peccei insieme a scienziati e premi Nobel, fu tra i primi a diventare famoso con il Rapporto sui limiti dello sviluppo del 1972. Quasi in parallelo, nel 1970, è la Conferenza ONU di Stoccolma sull’Ambiente Umano – primo momento dove “protezione e miglioramento dell’ambiente” sono diventate questioni fondamentali per gli obiettivi di pace e di sviluppo socio-economico mondiale. Il termine sostenibilità legato all’ambiente, invece, è più recente: nel 1983 le Nazioni Unite istituirono una Commissione Internazionale per l’Ambiente e lo Sviluppo che dopo ben quattro anni di lavori definì “sviluppo sostenibile” quella crescita che “soddisfa i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

 

Trasformazioni sistemiche e segnali di cambiamento

I dati in nostro possesso, dunque, meritano tutti di essere letti in chiave negativa?

Verrebbe da rispondere sì, senza alcun dubbio, perché il percorso attuale di crescita e sviluppo è completamente insostenibile e merita un profondo ripensamento. Ma occorre guardare al trend, più che alla fotografia di un istante. Ad esempio, l’uso delle risorse sostenibili che era andato crescendo in modo incontrollato a partire dagli anni settanta mostra oggi un sostanziale picco: dal 2008, infatti, l’Earth Overshoot Day si mantiene stabile intorno agli ultimi giorni di luglio. Un risultato insufficiente, certo, ma quanto meno interessante se si legge alla luce degli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite e dai singoli Paesi in materia di sostenibilità.

Le criticità sono enormi, anche se proprio i dati del Global Footprint Network offrono segnali incoraggianti. “Stiamo iniziando a muoverci nella giusta direzione: tra il 2005 e il 2013 (l’ultimo anno per cui esistono dati affidabili) l’impronta ecologica pro capite negli USA è scesa quasi del 20% rispetto al suo picco”, rivela il report. “Questo significativo cambiamento, che include il risollevamento post-recessione, è associato principalmente alla diminuzione delle emissioni di anidride carbonica, mentre nello stesso periodo il PIL pro capite USA è cresciuto del 20% – un significativo caso di disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo di risorse naturali.”

 

Anche l’Italia mostra segnali incoraggianti su un piano storicamente sensibile: secondo il Food Sustainability Index 2017 il nostro Paese è al vertice della classifica della sostenibilità agricola mondiale (e al nono posto complessivamente, tenendo insieme 3 macro-argomenti come spreco di cibo, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali). Il report, in particolare, sottolinea i nostri risultati in tema agricoltura sostenibile, soprattutto per quanto riguarda l’impatto ambientale dell’irrigazione a scopo agricolo, nonché per il drenaggio e gestione delle acque – anche grazie all’uso di nuove tecniche e sperimentazioni per ridurre gli sprechi domestici e agricoli.

Motivi di orgoglio nostrano che devono servire da esempio e best practies, nonché essere in grado di tracciare il percorso verso un uso equilibrato delle risorse e uno sviluppo pienamente sostenibile.

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