Università di Milano-Bicocca

Al centro del dibattito sulle possibili vie d’uscita dalla crisi oggi troviamo anche il tema della Sharing Economy. Secondo Rogers e Botsman, autori di “What’s mine is yours”, testo chiave di questo nuovo approccio economico, la Sharing Economy promuove forme di consumo più consapevoli basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà. La sua diffusione è favorita dall’impasse che i modelli tradizionali di scambio e redistribuzione stanno attraversando, e dalla crescente pervasività dei social media e delle nuove tecnologie. Si traduce con l’espressione “economia della condivisione”, benché ancora non ci sia una definizione univoca e sotto il cappello della Sharing Economy ricadano forme e prassi di condivisione e collaborazione anche molto diverse. Tuttavia, come è stato sottolineato al recente OECD Forum, questa nuova modalità di consumo, figlia di un approccio più resiliente e partecipativo della cittadinanza e dei lavoratori alla crisi, sta aprendo nuove opportunità di sviluppo e crescita economica.

sharingStanno ad esempio nascendo nuove piattaforme di condivisione di oggetti, capacità, tempo, spazi, servizi e conoscenze; piattaforme capaci di incidere sui monopoli commerciali più consolidati e che potrebbero rappresentare una vera opportunità per le imprese tradizionali, se non percepite come una minaccia. Le start up nascenti, infatti, rispondono a nuovi bisogni dei consumatori, tra cui ad esempio la crescente necessità di interagire con le aziende in una modalità meno verticale e top-down ma più partecipativa. Il vero potenziale scaturisce nelle partnership, dove le aziende tradizionali appoggiandosi alle start up possono avvicinarsi a questa nuova cultura della collaborazione, e al contempo le start up hanno l’opportunità di accedere a nuovi mercati. Si veda ad esempio il caso di Fubles, una community per trovare compagni per le partite di calcetto, che vanta una collaborazione con Adidas a cui è seguito un importante finanziamento da Renzo Rosso, (Diesel). O ancora la collaborazione tra Barilla e Gnammo, una piattaforma di social eating. Esempi di come la domanda di consumi non sia assente, ma semplicemente si sia trasformata, rispondendo a nuove esigenze. La crisi e una rinnovata attenzione alle risorse, unita alla velocità di condivisione possibile grazie alla rete, e a un rinato senso di comunità, spingono anche i singoli privati al noleggio, all’affitto, al prestito, ecc. o chi ha delle competenze (artigianali, artistiche, scientifiche…) a mettersi a disposizione per offrire prodotti o servizi attraverso piattaforme ad hoc.

Come ha sottolineato The Economist in uno degli speciali sulla Sharing Economy, i consumi collaborativi rappresentano senz’altro una risposta alla crisi economica che stiamo vivendo. Questo piccolo e concreto motore alternativo di sicuro non soppianterà l’economia tradizionale, ma proponendo modelli complementari rispetto a quelli esistenti e coinvolgendo amministrazioni pubbliche, imprese tradizionali, nuovi business, comunità e singoli cittadini, potrà portare benefici sociali ed economici anche importanti, incidendo sulla capacità di creare occupazione.

Monica Bernardi
Ricercatrice presso l’Università degli Studi Milano – Bicocca


Multimedia

Rachel Botsman: the case for collaborative consumption

Consigli di lettura

Innovazione e creatività nell’era digitale
di Bruno Lamborghini e Stefano Donadel

Il nuovo ciclo di internet, spinto dalla convergenza digitale delle reti di comunicazione a banda larga e dalla diffusione del protocollo IP, apre la strada alla “digital sharing economy”: un’economia in cui operano reti aperte a crescenti scambi e condivisione di conoscenze e contenuti, attraverso una griglia infinita di nodi, costituiti da milioni di computer in modalità peer2peer. Il libro si propone di affrontare le trasformazioni del nuovo scenario, la nascita di nuovi modelli di business e comportamenti strategici, di nuove forme organizzative e modalità di lavoro nell’arena della condivisione digitale.

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