Di fronte ai molti interrogativi aperti dal fenomeno Jobless Society, abbiamo pensato che valesse la pena convocare i soggetti coinvolti dalle trasformazioni in corso nel mondo del lavoro e provare a ragionare insieme.

La sfida che oggi si presenta non è solo data dall’impatto che la silhouettes-582969_960_720tecnologia avrà sul futuro del lavoro – chi escluderà e come, chi includerà e a che condizioni – ma riguarda gli attori produttivi, politici e istituzionali chiamati a discuterne. Riguarda cioè l’accesso all’agorà del confronto: la possibilità che tutte le esperienze, quelle tradizionalmente riconosciute ma anche quelle di nuova generazione ancora scarsamente rappresentate, possano prendere parte alla costruzione di un domani vincolato alle sfide della sostenibilità e alla necessità di proporre una governance condivisa dello sviluppo.

Due le parole-chiave quando parliamo di futuro e di lavoro: responsabilità e partecipazione. Da sole, tuttavia, non sono sufficienti.

Il futuro non nasce come desiderio. Quella dimensione si iscrive all’interno dell’utopia, parola muta oggi. O evoca il “sogno”, parola, questa, di successo, ma che non allude al “fare”. Il “fare”, invece, a noi interessa molto. Avendo chiaro che “fare” implica due azioni: prendere decisioni e scegliere. Se la prima può attrarre perché restituisce un’idea di protagonismo, la seconda non riscuote lo stesso successo, perché “scegliere” è sempre problematico e mai a “costo zero”.

Il futuro che vogliamo, non lo vogliamo genericamente o “a prescindere”, ma corazzato di un lessico. Di parole che ci sono care ma non sempre “facili” o consolanti. Parole come: cittadinanza, convivenza, curiosità, impegno, condivisione, ma anche inquietudine, dubbio, perplessità.

Dettare norme per il futuro è sicuramente un atto di presunzione. Non è la nostra intenzione. Crediamo che la nostra funzione sia quella di favorire occasioni di ricerca e di riflessione comune; occasioni di confronto tra chi interpreta i fenomeni, come la comunità scientifica, e chi li vive quotidianamente, come il mondo delle imprese e delle nuove figure del lavoro.

Occasioni di analisi, ricerca e confronto che, pur nei contrasti, generano ipotesi di lavoro, raccomandazioni, proposte di policy e di intervento.

Dalla discussione dei dieci tavoli tematici del Jobless Society Forum sono emersi dati ed analisi che consentono di tracciare tanto delle linee di sviluppo per chi fa ricerca quanto di enunciare punti di attenzione e priorità per chi elabora le politiche pubbliche. Promemoria delle cose da fare e del modo di pensare che per noi è espressione, prima di tutto, di un nuovo patto di cittadinanza che parta e rimetta al centro il lavoro e la sua dignità.

Per conseguire questo obiettivo occorre dare voce e figura a “chi”, a “dove”, a “come”. E dunque ai soggetti, ai luoghi, ai diritti.

Nasce da qui l’idea di un documento in dieci punti che ripercorre le parole-chiave attorno a cui si è articolato la prima edizione del Jobless Society Forum: NEET, Freelance, Patto generazionale, Economie della condivisione, Nuovi luoghi produttivi, Algoritmi e lavoro, Politiche industriali, Occupabilità, Nuove rappresentanze, Cittadinanza sociale.

Dieci temi per pensare, progettare e praticare l’esperienza del lavoro. Questa la sfida che vogliamo condividere per un futuro sostenibile.

Jobless Society Forum

29/04/2016


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Leggi il riassunto del Decalogo sull’Huffington Post dal titolo Cari policy maker, ecco a voi il Decalogo della Jobless Society

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