Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Secondo la definizione elaborata nel 1943 da Bruno Biagi, docente di diritto corporativo e diritto del lavoro presso l’Università di Bologna, il principio della mutualità rappresenta la teorizzazione del bisogno pratico che induce gli uomini economicamente più deboli a cercare rifugio nell’unione solidale; nel contesto europeo questo particolare tipo di esigenza ha avuto modo di concretizzarsi ed istituzionalizzarsi nella seconda metà dell’Ottocento attraverso la creazione di enti con finalità specificatamente mutualistiche.

Il mutualismo si afferma tramite società che provvedono all’alfabetizzazione di uomini e donne, formazione al lavoro, credito, previdenza e assistenza ai più deboli.

Pietro Sbarbaro, docente di economia politica nell’Università di Modena, nella sua opera Degli operai nel secolo XIX (1868-1869) di cui qui riproponiamo un estratto, afferma che la classe operaia aveva trovato le radici dell’emancipazione proprio nelle Società di mutuo soccorso, nelle Società di Credito popolare di consumo e produzione, associazioni preposte a far sì che l’operaio possa riscattarsi da una condizione materiale caratterizzata da miseria, sfruttamento e mancanza di assistenza. Nella cooperazione – vero spirito ispiratore degli enti mutualistici – i lavoratori non trovavano solo un rifugio, un porto franco, presso cui ripararsi dalle incertezze prodotte dalle conseguenze lunghe della prima rivoluzione industriale, ma anche un principio grazie a cui diventare effettivamente arbitri del proprio destino.

Il principale ostacolo che si frappone allo spirito associativo dei lavoratori è rappresentato dal “volere”: nello stesso anno in cui appare l’opera di Sbarbaro, viene presentata la seconda edizione di uno scritto di Michele Lessona, zoologo e divulgatore scientifico, intitolato laconicamente Volere è potere, opera modellata sul libro dello scrittore scozzese Samuel Smiles, Chi si aiuta Dio l’aiuta ovvero storia degli uomini che dal nulla seppero innalzarsi ai più alti gradi in tutti i rami della umana attività. Entrambe le opere hanno alla base il principio secondo cui lo spirito della fiducia in sé – nel momento in cui si lega alla vita collettiva, allo spirito associativo – costituisca il fondamento della potenza di una nazione. Dagli esempi offerti dalle opere di Smiles e di Lessona possono essere tratti i racconti e le esperienze biografiche di quegli operai e lavoratori che hanno avuto successo nelle rispettive attività. Viceversa, le Società di mutuo soccorso ottemperavano al compito di valorizzare – offrendo loro tutele e protezione sociale – proprio coloro che non avevano avuto la possibilità di risollevarsi da condizioni di indigenza e marginalità.

“Il pensiero dominante del secolo XIX, del quale siamo venuti segnando fin qui le linee principali, l’emancipazione dell’Operaio dalla triplice fatalità della ignoranza, della miseria e del servaggio, si è estrinsecato e incarnato sotto svariate forme, riducibili, per altro alle seguenti categorie. Le Società di Mutuo Soccorso, le Società di Credito Popolare, di Consumo e di Produzione. Queste instituzioni variano nella ragione dei mezzi e degli ordini interni, ma uno ed identico è il fine che hanno in comune; onde errano coloro i quali mostrano predilezioni esclusive ed esagerano l’importanza respettiva di questa o di quella fra simili instituzioni. Le quali offrono una naturale e logica colleganza fra loro, che sempre bisogna avere presente volendo fare la debita stima dell’influenza generale e complessiva che sono destinate ad esercitare sul destino delle classi operaie. Il Mutuo Soccorso è la scuola normale della previdenza, dove gli Operai si abituano al risparmio e al governo di sé medesimi, abilitandosi all’esercizio del credito e della produzione, nella duplice qualità di Lavoratori e Capitalisti. L’unione di questi due termini nella persona medesima dell’Artigiano compie la sequenza delle evoluzioni ascensive dell’Umanità laboriosa e forma la vera e propria meraviglia di questo Secolo, della quale dirò brevemente, terminando l’opera mia”.

[…]

“Nella Cooperazione gli Operai si sentono davvero autonomi senza essere solitarii, arbitri del proprio destino e nel tempo istesso subordinati, più che nel Salariato, alla necessità di vivere e lavorare virtuosamente, alacremente, sapientemente, sotto la pena di essere schiacciati nelle rovine del comune opificio”.

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“La grande, la vera, la sola difficoltà, contro cui è gloria del Secolo XIX combattere a prò degli Operai, sta qui: nel volere; in altri termini: nel ricreare e rinforzare il carattere e il costume dell’Uomo, nell’accrescere il valore morale dell’Individuo. Tutto l’avvenire dell’Associazione sta in questo semplice e luminoso luogo comune; tutti gli studi e le esperienze di questo Secolo, indirizzate all’emancipazione dell’Artigiano, li confermano, la storia di tutte le rivoluzione compiutesi nell’esistenza delle classi laboriose l’attesta, – lo esige la Natura eternamente benefica ne’ portati complessivi delle sue leggi, – lo comanda la legge del Progresso, – Iddio lo vuole!”[1]

Università operaia, fonte tratta dal patrimonio di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli –
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“Qualunque persona senza distinzione di sesso, a qualsiasi nazione appartenga, è chiamata a costituire un’associazione la quale prendendo per base il reciproco insegnamento e la cooperazione del lavoro, vuole il bene morale e materiale degli individui, tanto nell’interesse famigliare, come in quello dell’umana società. L’istruzione è quella che deve procurare il bene morale dell’individuo. Sarà democratica e verserà su materie Politiche Sociali – Umanitarie – Economiche, non dimenticando l’Agricoltura, l’Industria, il Commercio, le Arti e i Mestieri. Sarà soprattutto la scuola che insegni i doveri e i diritti dell’uomo verso la patria, la famiglia, l’umanità”.


Associazione cooperativa, documento tratto dal patrimonio di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
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[…]

“Ciò premesso, la Società fa appello a tutti coloro che sentono il dovere di educare e di educarsi, nonché scambievolmente soccorrersi, perché convinti della sua importanza, vogliamo concorrere a render florida e grande una Istituzione di tanta utilità il cui incremento non può mancarle essendo basata sulla moralità, industria e lavoro, principii fondamentali di Libertà e di Eguaglianza[2].

 

[1] P[ietro] Sbarbaro, Degli operai nel secolo XIX, vol. I-III, Libro IX, Milano, Nuova Società Editrice A. Maglia e C., 1868-1869, pp. 191-195.

[2] Archivio Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Programma dell’Universale. Associazione cooperativa fra gli operai per istruzione e soccorso in Spezia, approvato il 4 aprile 1869.

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