di Paola Savoldi
Dipartimento di Architettura e Studi Urbani Politecnico di Milano

Paola Savoldi è professore associato di Tecnica e pianificazione urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. Svolge attività di ricerca nel campo delle politiche abitative, prestando attenzione ai nessi tra dinamiche del cambiamento sociale e organizzazione dell’azione pubblica. Ha collaborato con enti locali (tra i quali Comune di Milano, Comune di Modena, Comune di Jesi), nazionali (tra i quali Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell’Economia e delle Finanze) e internazionali (tra i quali Ministère du Logement et de l’Égalité des territoires de la République Française).

Ragionare sulla città futura implica rinnovare il corpo a corpo con una questione classica, in continua evoluzione, irrisolta: l’accesso alla casa. Rispetto al recente passato siamo più mobili, a breve e lungo raggio, per ragioni lavorative, secondo assetti familiari dinamici (Piscitelli, 2016). Rispetto al recente passato, nelle città occidentali siamo tornati a mescolare tra le mura domestiche lavoro e ozio, vita privata e vita in comune: lavoriamo laddove abitiamo, coabitiamo con chi non appartiene, secondo anagrafe, al nostro nucleo familiare. Rispetto al recente passato, possiamo permetterci ‘solo’ una casa in affitto, anziché in proprietà. Tattiche individuali (de Certeau, 1980) che per somma e non per progetto pubblico esplicito sono diventate numerose (che è altro da collettive), tanto da destare l’interesse delle politiche pubbliche, oltre che di operatori del settore (Audibert, 2016).

È complicato, perché il campo è tutt’altro che isomorfo. Si discute diffusamente di abitare sociale, alludendo di volta in volta a pratiche, progetti e, ormai, politiche capaci di dismettere dicotomie novecentesche, anzitutto la contrapposizione tra pubblico e privato con l’insorgere del terzo settore (de Leonardis, 1998), tra soluzioni abitative permanenti e temporanee (Bricocoli, 2017). Facendo appello all’abitare sociale e ai servizi abitativi si assume l’ipotesi secondo la quale è necessario prefigurare una varietà di azioni, lungo un asse in cui si dispongono opportunamente responsabilità pubblica, attivazione sociale e capacità individuale. Gli esiti in termini di riduzione delle diseguaglianze spaziali sono però tutt’altro che risolutivi (Tosi, 2017; Donolo, 2018; Laboratorio di Sociologia dell’azione pubblica).

Le città e le dinamiche di cambiamento che le investono non si equivalgono. Eppure, nel dibattito attuale attorno alle politiche abitative sembra oggi poco presente a una distinzione tanto semplice quanto necessaria tra condizioni e prospettive che riguardano da un lato centri metropolitani ad elevata attrattività (occupazionale e/o turistica) e dall’altro città di medio rango. Con qualche eccezione (a titolo esemplificativo: in Italia alcuni studi dell’Anci; in Francia alcuni orientamenti recenti annunciati dal Consiglio dei Ministri) le voci, le ricerche e gli scenari sono concentrati attorno agli ambiti urbani più popolati. In parte è comprensibile, si tratta di aree-bersaglio la cui massa critica è elevata, numerosi gli abitanti e urgenti i problemi da affrontare. In Europa, però, il tessuto delle città medie è consistente e trascurarne il peso è rischioso. Sia chiaro, il punto non è occuparsi dell’una o dell’altra dimensione, in modo alternativo o esclusivo, ma ricercare e discutere su tutti questi terreni che nel complesso fanno la vita quotidiana dei cittadini che abitano l’Italia, l’Europa.

In che modo gli studi e le politiche su temi abitativi sperimentate sulle città metropolitane riguardano anche le città medie e quali sono invece le dimensioni che richiedono orientamenti più mirati? In via molto semplificata, non c’è dubbio sulla necessità di avviare interventi di riqualificazione del patrimonio abitativo esistente che sappiano ricevere e tradurre i caratteri della domanda di città e di casa, secondo tutti i gradienti che la connotano, in progetti di spazi e servizi praticabili, incluso un ripensamento della cura e degli usi possibili del welfare materiale, parte del prezioso capitale quotidiano predisposto nel corso del secolo breve.

L’orientamento ad estendere il mercato dell’affitto accessibile è condiviso e solleva questioni di vario ordine a seconda che si prendano in considerazione alloggi di proprietà pubblica o alloggi di proprietà privata (For Rent). La capacità di guida e incentivazione pubblica è sempre necessaria, ma diventa discriminante il carattere del mercato urbano che contraddistingue i diversi contesti per taglia e attrattività, sia agli occhi degli operatori che verso nuovi abitanti possibili. La fragilità è spesso maggiore nel caso delle città medie, dove i valori immobiliari degli alloggi rimangono più coerenti al ridimensionamento che hanno subìto a seguito della crisi che li ha colpiti un decennio fa e dove fenomeni che potremmo eufemisticamente definire di imprenditorialità ospitale non sono tanto da diffusi da (pagare e) innescare processi di manutenzione diffusa del patrimonio esistente.

Al momento ad occuparsi di queste questioni sono spesso coloro che studiano il mercato immobiliare e la domanda abitativa per informare e orientare la platea di amministrazioni e operatori, come nel caso di Cresme, Nomisma, talvolta richiamando modelli a cui aspirare che hanno poco a che vedere con i tratti di debolezza di alcuni contesti che, pur coraggiosamente, si stanno interrogando sul proprio futuro.

Ci sono buoni motivi per popolare questo campo di osservazione, di riflessione e di azione. Il governo centrale, qualche tempo fa, è stato generoso e inclusivo nel premiare progetti di riqualificazione delle periferie candidati da un numero consistente di città di media taglia che oggi, nel migliore dei casi, ne approfittano per ripensare al proprio ruolo, anche in chiave competitiva. Ma si è trattato di una felice congiuntura (politica), non di un disegno calibrato sull’insieme dei centri urbani italiani.

 

Riferimenti

  1. Audibert, Sharing under threat. Practices and public policies of the collaborative economy in Milan, tesi di laurea, Master in Urban Planning and Policy Design, Politecnico di Milano, relatrice: P. Savoldi, dicembre 2016.
  2. Bricocoli, La casa come servizio. Temi e questioni dell’azione pubblica sotto osservazione, “Tracce Urbane”, 1, giugno 2017.
  3. de Certeau, L’invention du quotidien, Arts de Faire, Union générale d’éditions, Parigi, 1980.
  4. de Leonardis, In un diverso welfare, Feltrinelli, Milano, 1998.
  5. Donolo, Affari pubblici. Benessere individuale e felicità pubblica, Franco Angeli, Milano, 2017.
  6. Piscitelli, Translocal Urbanism In Southern Africa: Practices, Stories And Places Of Cross-Border Traders Between Johannesburg And Maputo, SSIIM Paper Series Vol. 15, 2016.
  7. Tosi, Le case dei poveri. È ancora possibile pensare a un welfare abitativo?, Mimesis, Milano, 2017.
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