Politecnico di Milano

Nell’immagine il disastro dell’Uragano Katrina (2005)

 


 

Negli ultimi anni si è registrata a livello globale una frequenza sempre maggiore di eventi estremi e di disastri naturali di diverso tipo, spesso causati o amplificati da processi di urbanizzazione e dagli effetti del cambiamento climatico.

Se da una parte sono aumentati gli eventi su larga scala – si veda ad esempio la cronaca delle ultime settimane sugli uragani Harvey e Irma – dall’altra si è registrata una crescente frequenza di eventi di minore intensità, spesso di natura idrogeologica e metereologica, che generano impatti a scala locale causando danni significativi e diffusi sui territori colpiti.

Nel dibattito pubblico e politico hanno assunto sempre maggiore rilievo questioni legate non solo alla gestione delle emergenze, ma anche alla prevenzione, alla riduzione dei rischi e alla ripresa di lungo termine dei territori e delle comunità colpite dagli eventi più devastanti.
 


 

I disastri naturali come opportunità di apprendimento

Un disastro naturale è, per definizione, un evento distruttivo (UNISDR 2017). Può forse essere utile provare ad adottare una prospettiva diversa, e riflettere  sul ruolo che tali eventi possono assumere nell’ambito delle traiettorie di cambiamento dei sistemi socio-territoriali colpiti.

Disastri naturali ed eventi estremi sono innanzitutto agenti di trasformazione nei sistemi ambientali, territoriali e sociali. Essi modificano – in maniera più o meno temporanea e reversibile – la struttura fisica del territorio; causano un’improvvisa perdita di risorse materiali, economiche e sociali; provocano un trauma collettivo e modificano il modo in cui gli individui si relazionano fra loro e con l’ambiente che li circonda.

Considerando l’inscindibile interazione fra evento e il sistema socio-territoriale su cui agisce, è  possibile concepire disastri naturali come  eventi ‘rivelatori’, che concentrano l’attenzione su se stessi e sulle proprie cause (Birklandet al. 2008). In linea con questa prospettiva, questi possono essere definiti come opportunità di apprendimento’, che permettono di conoscere meglio le caratteristiche fondamentali dei sistemi colpiti e di individuare gli elementi critici su cui è necessario lavorare.

In particolare, eventi estremi di diversa natura permettono di identificare fattori di vulnerabilità e di individuare soggetti maggiormente esposti al rischio (in virtù della loro localizzazione o di parametri socio-economici e demografici). Essi forniscono l’opportunità di far emergere dinamiche legate al rischio che erano state precedentemente ignorate o sottostimate, e consentono di osservare e valutare la capacità di risposta degli attori coinvolti.
 


 
L’Aquila (2009)
 


 

Perchè imparare dai disastri è tanto importante?

In linea con la definizione socio-ecologica del concetto di resilienza (Adger et al. 2005), imparare dai disastri e favorire forme di apprendimento sociale e istituzionale nel lungo termine consente di cogliere il potenziale trasformativo degli eventi estremi e di aumentare la capacità adattativa dei sistemi coinvolti.

Da una parte, l’acquisizione di dati e informazioni e la (co-)produzione di nuove conoscenze possono supportare e informare strategie e misure volte alla mitigazione del rischio – orientate, ad esempio, alla messa in sicurezza del territorio e alla riduzione di vulnerabilità sociali dei gruppi più esposti. Dall’altra, lo sviluppo di nuove capacità e competenze può portare a migliorare la capacità degli attori coinvolti di reagire e rispondere ad eventi futuri.
 


Alluvione, Campania (2010)


 

Quali sfide? 

Nella pratica, la possibilità di cogliere  l’opportunità di apprendimento offerta dagli eventi estremi è ostacolata da una serie di barriere di natura politica e organizzativa su cui è necessario riflettere.

Imparare richiede tempo: L’urgente bisogno di agire costituisce un primo, importante ostacolo. Per cogliere l’occasione di cambiamento è necessario supportare forme di riflessione collettiva e di collaborazione che richiedono tempo, oltre che volontà politica. Un tempo che è una risorsa scarsa non solo nelle convulse fasi che seguono l’evento, ma anche della successiva fase di ripresa, che di fatto si configura come versione ‘accelerata’ dei normali processi di trasformazione del territorio (Olshansky e Chang 2009).

Imparare richiede spazio:  In un’ottica di resilienza, l’apprendimento è da intendersi come un processo dinamico, che dipende dalla partecipazione attiva dei soggetti coinvolti e che è (co)prodotto tramite l’interazione – spesso informale e spontanea – fra attori che hanno informazioni, prospettive e capacità differenti. Per supportare forme di apprendimento sociale e organizzativo che possano avere impatti reali sui sistemi considerati è necessario creare spazi di dialogo e relazione che permettano di produrre una conoscenza situata. In contesti post-disastro, caratterizzati da un’alta pressione politica, tali spazi di collaborazione sono spesso ‘ristretti’ da conflitti di natura politica e gestionale e dalla permanenza di un approccio emergenziale –  basato su strutture decisionali verticali e sostanzialmente rigide – alla gestione dei processi di riorganizzazione post-disastro.

Visto anche  il considerevole aumento dell’esposizione ai rischi registrato negli ultimi quarant’anni (Pesaresi et al., 2017), appare chiaro che ci troveremo sempre più spesso a dover affrontare i disastri naturali e a gestirne gli impatti a diverse scale.

E’ ora di riflettere sulle opportunità di apprendimento che questi offrono, e di capire come possiamo imparare.

 

 


 

 

Riferimenti Bibliografici

 

ADGER, N.W., HUGHES, T., FOLKE, C., CARPENTER, S., ROCKSTROM, J. (2005) “Social-Ecological Resilience to Coastal Disasters”. Science 309: 1036-1039.

BIRKMANN, J., BUCKLE, P., JAEGER, J., PELLING, M., SETIADI, N., GARCHAGEN, N., FERNANDO, N. e KROPP, P. (2008). “Extreme events and disasters: a window of opportunity for change? Analysis of organizational, institutional and political changes, formal and informal responses after mega-disasters”, Natural Hazards 55(3): 637-655.

OLSHANSKY, R., CHANG, S. (2009). Planning for disaster recovery: emerging research needs and challenges  Progress in Planning, Special issue: Shaken, shrinking, hot, impoverished and informal: Emerging research agendas in planning, H. Blanco and M. Alberti, 195-250, 72: 200-209.

PESARESI, M., EHRLICH, D., KEMPER, T., SIRAGUSA, A., Florczyk, A.J.,  FREIRE, S., CORBANE, C. (2017) Atlas of the Human Planet 2017: Global Exposure to Natural Hazards. EC Joint Research Centre.

UNISDR (2017), Terminology. Online http://www.unisdr.org/we/inform/terminology

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