La partecipazione è un’esperienza che può seguire vari percorsi.

Il primo percorso è essere dentro un’esperienza, e dunque partecipazione significa adesione.

Si può non essere fisicamente presenti, perché impediti o impossibilitati, ma egualmente si desidera essere dentro un appuntamento, perché lo si sente proprio. L’idea è che i protagonisti o le parole che caratterizzano l’evento ci rappresentano, e si affida a quelle parole o alle figure centrali o simboliche di quell’occasione il compito di rappresentarci.

Il secondo percorso implica esserci fisicamente e accogliere le modalità di azione precostituite. In questo caso partecipazione è identificazione. Per esempio, la testimonianza della partecipazione: l’idea che quella data, quel luogo, quell’occasione, sono stati formativi e rientrano nella storia della propria persona.

Il terzo percorso della partecipazione indica innovazione o più semplicemente novità, ovvero ciò che ciascuno mette di sé in un’occasione: elementi che si originano dalla propria storia, dalla propria esperienza, ricorrendo al proprio linguaggio culturale, professionale, performativo. In questo caso partecipazione implica arricchire con propri contenuti, con proprio linguaggio, la costruzione di una storia collettiva.

Esercitare controsovranità, come scrivono qui  Lorenzo Del Savio e Matteo Mameli, può essere considerato un quarto percorso di partecipazione. Lorenzo Del Savio e Matteo Mameli insistono, a partire dallo stato di salute della democrazia, sulla necessità, perché la democrazia abbia un futuro, che le persone, dal basso, riprendano confidenza e fiducia con l’agire pubblico in prima persona. Partecipazione nel loro vocabolario è un atto che è conseguente alla convinzione che solo facendo qualcosa, decidendo di esserci, si possa dare al futuro una possibilità: marcando una presenza, compiendo un atto, ma anche e soprattutto comunicandolo e condividendolo.

“Per rovesciare la sovranità servono gli idioti, i dilettanti su cui insistevano i democratici ateniesi e i meccanismi contestatori su cui insisteva Machiavelli. Serve il controbilanciamento istituzionale a favore dei molti e serve portare i cittadini dentro le istituzioni. Serve che i cittadini trovino unità di intenti per coalizzarsi contro chi gode di enormi privilegi e contro chi usa questi privilegi per tenere la gente comune in una posizione di subordinazione economica e politica. Questa è la controsovranità. Il basso e l’alto vanno rovesciati: ciò che sta in basso deve salire in alto, e ciò che sta in alto deve essere tenuto in basso.”

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