In vista del dialogo tra Jerry Kaplan e Philip Di Salvo dal titolo “Le persone servono?”, si propone qui un estratto del libro di Jerry Kaplan Le persone non servono, LUISS University Press. Si ringraziano l’autore e l’editore per la gentile concessione.


“L’effetto accelerato dei recenti progressi nel campo dell’intelligenza artificiale sul cambiamento tecnologico confonderà i mercati del lavoro in due modi. Il primo è la pura verità che l’automazione rimpiazzerà i lavoratori, eliminando i loro impieghi. Questo significa meno posti di lavoro per le persone. È una minaccia facile da vedere e misurare: i datori di lavoro inseriscono un robot e accompagnano il lavoratore alla porta. Ma a volte il cambiamento è meno visibile. Ciascuna nuova postazione di lavoro potrà eliminare il bisogno di un quinto dei venditori, le chiamate gratuite su Skype ti permetteranno di lavorare in modo più produttivo da casa un giorno a settimana, rinviando il bisogno di una nuova assunzione fino al prossimo trimestre.
Se tutto ciò avvenisse lentamente, i miglioramenti risultanti nella produttività e i costi ridotti creerebbero benessere, stimolando la crescita a compensazione delle perdite. Le imprese recentemente migliorate potranno crescere linearmente, dato che i prezzi più bassi e la miglior qualità fanno aumentare le vendite, creando nuovo bisogno di assumere più lavoratori. Oppure potrebbe accadere in parti distanti dell’economia, con i consumatori che non hanno più bisogno di spendere tanto per un determinato prodotto o servizio, e decidono di spendere altrove i soldi che hanno risparmiato. Se nuove tecnologie di estrazione comporteranno un abbassamento dei prezzi del gas naturale, forse qualcuno si potrà permettere quella barca a vela su cui aveva messo gli occhi.
Ma la seconda minaccia è molto più sottile e difficile da predire. Molti miglioramenti tecnologici cambiano le regole del gioco permettendo alle imprese di riorganizzarsi e riprogettare il modo in cui lavorano. I miglioramenti nell’organizzazione e nei processi spesso rendono obsoleti non soli i lavori, ma anche le competenze. Un cassiere verrà licenziato quando una banca installa un bancomat; il miglioramento del servizio determina la necessità di assumere più ingegneri di rete, non cassieri. Anche se la banca alla fine estendesse la sua forza lavoro totale, i cassieri ne rimarrebbero fuori. I tessitori potrebbero imparare a operare sui telai, i giardinieri a fare la manutenzione dei tagliaerba, e i dottori, una volta accettato che gli intelletti sintetici sono superiori al loro giudizio professionale, impareranno a utilizzare i computer per selezionare gli antibiotici corretti. Ma acquisire nuove competenze non è una cosa che succede in una notte: a volte i lavoratori superflui semplicemente non riescono ad adattarsi, e per ottenere questo cambiamento si dovrà aspettare una nuova generazione di lavoratori.
Prendiamo, ad esempio, un settore del mercato del lavoro che è riuscito a sopravvivere con successo alle intemperie: l’agricoltura. Agli inizi dell’Ottocento, le fattorie davano lavoro a un importante 80% dei lavoratori americani. Consideriamo che cosa significa. La produzione ali-mentare era di gran lunga il campo principale in cui le persone lavoravano per avere di che vivere, e senza dubbio questo schema è stato dominante sin dall’origine dell’agricoltura, cinquemila anni fa.
Ma nel 1900 quel numero è sceso della metà, al 40%, e oggi è all’1,5%, incluse famiglie non pagate e lavoratori senza documenti. Essenzialmente, con l’automazione siamo riusciti a espellere quasi chiunque dal mondo del lavoro; eppure non si è creata disoccupazione, perché quelle persone hanno avuto l’opportunità di destinarsi ad altre attività produttive e redditizie. Quindi negli ultimi due secoli l’economia americana è stata in grado di assorbire, ogni anno, in media l’1-2% di lavoro agricolo in meno, senza nessun particolare sconvolgimento.
Adesso immaginate se questo fosse successo in due decenni anziché in due secoli. Vostro padre lavorava in una fattoria, come suo padre prima di lui, e così all’indietro per un tempo immemore. Poi l’Henry Ford dell’agricoltura rivoluziona l’intero settore in un istante. Il terreno trema sotto i nuovi scintillanti aratri, trebbiatrici e mietitrebbia; l’aria è satura dell’odore del diesel. I prezzi del cibo precipitano e le imprese comprano i terreni agricoli con i finanziamenti illimitati di Wall Street. Nel giro di qualche anno, la fattoria della vostra famiglia viene pignorata, insieme a qualunque altro vostro bene, eccetto la Bibbia di casa.
Voi e i vostri cinque fratelli e sorelle, con un’educazione media, vi ritrovate con delle competenze completamente inutili, come ferrare cavalli, scavare solchi lunghi e dritti e imballare fieno, e lo stesso è successo a tutti i vostri vicini. Ma avete ancora bisogno di mangiare. Conoscete qualcuno che conosce qualcuno che lavora con queste nuove macchine, dodici ore al giorno in cambio di pochi spicci, e a quanto pare ha trovato lavoro a Topeka; così vi trasferite in una di queste vaste tendopoli sorte nelle maggiori città del Mídwest, nella speranza di trovare lavoro, qualunque tipo di lavoro. Presto vi giunge voce che i vostri genitori hanno venduto la Bibbia per comprare le medicine per la vostra sorellina più piccola, che è morta comunque di dissenteria. Infine avete perso i contatti con il resto degli altri fratelli.
L’1% che ha ancora un lavoro sopravvive a malapena dentro case minuscole, ma nonostante questo suscita l’invidia degli altri, perché almeno ha un tetto sopra la testa. Ogni giorno, fuori da queste comunità recintate, gli altri si mettono in fila sperando di avere l’occasione di lavare i loro vestiti o consegnare il loro pranzo. Gira voce che le figlie di un imprenditore leggendario, che aveva cambiato il mondo, abbiano usato la sua vasta fortuna per costruire un favoloso museo d’arte di cristallo in una piccola città dell’Arkansas. Ma questo era prima della rivoluzione. Dopo le cose sono andate davvero male. Uno spostamento tettonico del genere è incombente, anche se senza dubbio in modo meno drammatico e più umano. I lavoratori artificiali rimpiazzeranno la maggior parte dei lavoratori specializzati; gli intelletti sintetici soppianteranno in larga misura le vaste fila di chi ha studiato. All’inizio, quando verranno messe in campo, molte nuove tecnologie sostituiranno direttamente i lavoratori, svolgendo praticamente lo stesso lavoro allo stesso modo. Ma altre innovazioni, oltre a rimpiazzare la manodopera, elimineranno direttamente intere tipologie di lavoro del passato.
Per esempio, prendiamo in considerazione il modo in cui Amazon costantemente riadatta gli schemi di stoccaggio dei suoi magazzini. Se fosse una persona a dover organizzare il magazzino, come accade in molte altre compagnie tradizionali, i prodotti potrebbero essere organizzati in modo logico e comprensibile: oggetti identici sarebbero posti gli uni vicino agli altri, per esempio, così che quando ne serve uno si sa dove trovarlo. Ma l’intelligenza sintetica del tipo costruito da Amazon non è soggetta a queste limitazioni. Per esempio, alcuni oggetti possono essere posti vicino ad altri in base alla frequenza con cui sono spediti assieme; o saranno in un altro scaffale dove possono essere ordinati in modo più compatto. All’occhio umano questo sembra il caos, prodotti di differenti misure e forme sono immagazzinati casualmente ovunque, tanto che questo tipo di organizzazione di magazzino è chiamata stoccaggio caotico; ma un intelletto sintetico può tenere traccia di qualunque cosa e dirigere il lavoratore esattamente al posto giusto, per eseguire un ordine in modo molto più efficiente di qualunque organizzatore umano. Un effetto secondario dell’introduzione di quest’innovazione è che riduce l’istruzione e le competenze richieste ai magazzinieri, cosa che li rende molto più suscettibili di rimpiazzo da parte dei lavoratori artificiali. Questi impiegati non dovranno più conoscere il posizionamento dell’oggetto sullo scaffale; in effetti sarebbe praticamente impossibile in un ambiente così casuale e in evoluzione. Avendo prima di tutto semplificato le capacità richieste per svolgere il lavoro, Amazon adesso può sostituire i lavoratori dei magazzini. Questo probabilmente è il motivo per cui la compagnia nel 2012 ha comprato l’impresa di robotica Kiva Systems, a quanto pare per 775 milioni di dollari.
Questo è solo un esempio dei profondi cambiamenti che gli intelletti sintetici causeranno nel nostro mondo. La necessità di imporre l’ordine, non solo nelle strutture dei magazzini ma praticamente in qualunque cosa, è dovuta alle limitazioni della mente umana. Gli intelletti sintetici non soffrono di queste limitazioni, il loro impatto trasformerà l’ordine in disordine in molti aspetti delle nostre vite. Lo sforzo di disciplinare i nostri domini intellettuali e fisici come fossero giardini ben curati cederà il passo a cespugli fittissimi e impenetrabili.”

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