Lo stato autoritario

Pannello 8

Nel 1980 fu emanata una Costituzione con la quale traghettare il paese da un regime militare a una “democrazia protetta”.
Il testo prevedeva il mantenimento dell’esecutivo autoritario fino al 1989, il ripristino di un Parlamento con prerogative assai più ridotte che in passato e il drastico sfoltimento dello spettro politico. Il referendum sulla nuova carta ottenne oltre il 60% di voti favorevoli, ma si svolse in un clima di intimidazione.
 
La ridefinizione dell’impalcatura istituzionale non scalfiva il potere personale di Pinochet, ancora saldo alla guida del Cile. Il meccanismo di designazione del futuro candidato alla presidenza era, infatti, finalizzato a garantire la sua permanenza al potere fino al 1997. Il candidato indicato dai capi di stato maggiore delle Forze Armate e dal comandante dei Carabinieri sarebbe stato sottoposto a ratifica, con un “si” o con un “no”, da un plebiscito previsto per il 1988. Una volta eletto al vertice della Repubblica, a Pinochet sarebbe spettato il compito di indire le elezioni parlamentari.
 
Tuttavia, a partire dall’inizio degli anni Ottanta, il dittatore cileno si trovò ad affrontare una crescente mobilitazione di operai e ceti medi a causa della recessione economica che investì il paese. Novità si registrarono anche sul versante politico con la riorganizzazione e il riposizionamento dei partiti di opposizione. I comunisti (e il MIR) continuarono ad appoggiare la linea della lotta armata, mentre l’ala maggioritaria dei socialisti, che nel corso degli anni si erano attestati su posizioni più moderate, si alleò con i democristiani.
 
Questa inedita alleanza si proponeva come alternativa democratica al governo militare. Il fallito attentato a Pinochet nel 1986 scatenò tuttavia una nuova ondata repressiva e obbligò il fronte di opposizione ad arretrare in attesa di tempi migliori.
Del resto, la ripresa economica dalla metà del decennio diede nuovo slancio e fiducia ai militari, e la convinzione di avere ottime chances di successo nella consultazione indetta per il 1988. I partiti di opposizione (ad eccezione di comunisti e MIR), raggruppati nella Concertación de Partidos por la Democracia, si mobilitarono però affinché tutti i cileni si recassero alle urne.
 
Contro ogni aspettativa, il regime di Pinochet ottenne solo il 43% dei voti e fu sconfitto. Questo verdetto portò alle elezioni dell’anno seguente vinte dalla Concertación.
Nel 1990 alla presidenza della Repubblica si insediava il democristiano Patricio Aylwin. Il Cile voltava pagina aprendosi alla democrazia.

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