La repressione

Pannello 7

Il Cile divenne un vero e proprio Stato di polizia, mediante il ricorso costante alla violenza e ai più diversi metodi repressivi. Coercizione, torture e uccisioni si affermarono, infatti, come componenti abituali dello stile di governo.
La repressione generalizzata, da improvvisata e confusa – come nei giorni dello Stadio di Santiago, trasformato in un immenso centro detentivo a cielo aperto – si fece ben presto sistematica.
Emblematica l’operazione “Carovana della Morte”, un’eliminazione mirata di oppositori, soprattutto nel nord del paese. L’obiettivo dei militari era di annichilire qualsiasi forma di dissenso e di rimuovere ogni possibile intralcio all’instaurazione di un regime autoritario.
Un ruolo centrale fu svolto dagli organi di sicurezza nazionale e di polizia segreta: la “Dirección de Inteligencia Nacional” (DINA), la cui missione era “lo sterminio totale del marxismo”, e, dal 1977, la “Central Nacional de Informaciones (CNI). Queste non operarono come strutture separate dalla sfera politica e militare, ma svolsero compiti ben definiti rientranti tra le attività fondamentali e prioritarie dello Stato.
Secondo le stime ufficiali, il numero delle vittime si aggirò intorno ai 3.500, ma la detenzione in campi di concentramento o in appositi centri di tortura sparsi praticamente in tutto il Cile, investì decine di migliaia di persone, sottoposte ad ogni sorta di violazione dei diritti umani.
Moltissimi furono i perseguitati politici costretti ad abbandonare il paese e si affermò anche il fenomeno dei cosiddetti desaparecidos, uomini e donne dei quali non si sarebbe saputo più nulla. La brutale e omicida azione “chirurgica” finalizzata all’annientamento del “nemico” si sarebbe protratta sin quasi alla fine della dittatura.
Fu in questo contesto che si inserì l’Operación Cóndor, un’operazione clandestina promossa dai militari cileni in collaborazione con i vertici delle dittature di Brasile, Uruguay, Argentina, Bolivia e Paraguay, con l’appoggio di FBI e CIA: obiettivo, l’eliminazione dei dissidenti all’estero, in particolare delle personalità esiliate di spicco della precedente stagione politica. La motivazione principale, ovviamente segreta, fu quella di neutralizzare il comunismo in America Latina, cosa che si tradusse in un approfondimento del terrorismo di Stato.

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Di seguito viene proposta la digitalizzazione della bacheca del settimo pannello della mostra, allestita con alcune foto di questo periodo storico.