Ricercatrice Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Seconda parte dell’articolo L’alternativa fra destra e sinistra
Al termine della lettura, è possibile consultare la terza e ultima parte dal titolo:
L’alternativa fra popolo ed élite

Make America Great Again (Donald Trump 2016), Prima gli Italiani (Lega 2018), Adieu l’Europe, la France avant tout (Front National, 2017), Believe in Britain (Ukip 2015) sono stati alcuni degli slogan che ha usato l’Alt-right negli anni. In un mondo sempre più complesso, nel quale ci si smarrisce facilmente nonostante i maggiori strumenti tecnologici che dovrebbero servire anche ad orientarsi, il richiamo fornito dall’estrema destra è chiarissimo: il ritorno ad una comunità in qualche modo pura e non sfigurata, la ricerca di radici stabili in una situazione di diffuso precariato sociale, lavorativo ed esistenziale. Si è molto scritto sulla paura che muove il voto verso le destre, sottovalutando un altro sentimento altrettanto potente e non meno viscerale: l’ansia per il futuro. Quando per decenni le condizioni di vita della classe media continuano a declinare dal punto di vista materiale (salariale, di potere d’acquisto ecc.) e delle aspettative (contratti di lavoro precari, impossibilità di pianificazione familiare ecc.) il termine progresso e i suoi derivati come progressisti e progressismo assumono quasi naturalmente una valenza negativa. Al contrario, la conservazione dell’esistente e del poco al quale ci si può aggrappare, e quindi la reazione-regressione, assumono un carattere di nostalgico ritorno ad una condizione migliore poi declinante. Non vi è nulla di più frustrante che aver conosciuto un modesto e seppur relativo benessere per lo spazio di una generazione e poi vedersene privati, non è lo stato di povertà a determinare il voto “di protesta” ma il processo di impoverimento.

A Margate, dopo l’avvento di Ryanair sui cieli europei, è tornata dopo anni e anni l’eroina. C’è un risvolto psicologico eminente nel crollo della classe media e nella modificazione della società in senso atomistico che la globalizzazione ha comportato in Occidente.

Mentre la paura ha più effetto su chi ha da temere materialmente qualcosa, l’ansia è un sentimento più pervasivo e diffuso: mentre movimenti islamofobi come quello tedesco di PEGIDA sono nati dal basso (pegida addirittura sui social in modo quasi spontaneo), l’AFD oggi terzo partito tedesco, è nato nelle università dall’iniziativa di intellettuali e accademici. L’ansia determinata dai ritmi incessanti della modernità, dall’ossessione del confronto con gli altri, dall’eccesso di informazioni, dati, notizie a disposizione da decifrare, è un sentimento interclassista e spinge a cercare qualcosa di solido su cui poggiare, qualcosa che funga da protezione.

Parigi. Meeting del Front National

Nulla che Polanyi non avesse già spiegato: poiché la società umana non può per natura reggersi sulla concorrenza e su un modello economico scorporato (disembedded) dalle comunità, le persone inserite in un sistema innaturale come quello, istintivamente reagiscono all’eccesso di competizione cercando protezione e se questa non viene offerta dallo Stato sociale, la offrono i fascismi sotto forma di spinte corporative, razziali, reazionarie.

È così che le categorie di destra e sinistra hanno perso significato sostituite dal voto dei benpensanti, i vincenti della globalizzazione, quelli che hanno tempo e risorse per studiare e spostarsi, e il voto di protesta/populista, che è quello per cambiare gli assetti, per scardinare una situazione il cui stallo è percepito come una minaccia al proprio residuo benessere e alla propria posizione nella società e nel mondo. Per coloro che sono stati esclusi dai benefici della globalizzazione (che ci sono stati ma si sono concentrati nelle mani di pochi soggetti) tornare alle piccole patrie è, se non garanzia di miglioramento, garanzia di un male conosciuto da opporre ad uno sconosciuto. L’Alt-right è, come dal nome, innanzitutto alternativa: l’opposizione fra destra e sinistra si perde nella scelta fra quest’ultima come unica istanza di cambiamento e la difesa dell’esistente. È così che si scompone la politica come rappresentanza partitica di “parti” per lasciare il posto al leaderismo populista opposto, nella retorica delle nuove destre, ad un’oligarchia/tecnocrazia: è così che nel 2017 lo slogan di Marine Le Pen può diventare “au nom du peuple”: il popolo nella sua interezza senza parti, senza destra e sinistra; un messaggio positivo e non di contrapposizione. L’interezza del popolo nasconde il plebiscitarismo della forma e il messaggio contenutisticamente negativo della demonizzazione dell’islamico, dell’immigrato e dello straniero.

È un risvolto psicologico anche quello che comporta una maggiore predisposizione ai messaggi xenofobi, razzisti, di chiusura e che alterano la percezione del reale pericolo securitario, proponendo una visione basata su imminenti invasioni di popoli stranieri e messaggi consimili. Tuttavia, la sempre maggiore scarsità di risorse, welfare, opportunità, che sempre più persone si vedono costrette a contendersi fra loro è reale. Facendo leva su quanto di innegabile accade nella società e nelle condizioni materiali, l’alt-right ha potuto indisturbatamente costruire anche la parte di fiction della propria narrazione. La percezione ha sempre giocato un ruolo cruciale in politica e nella psicologia collettiva, e tuttavia in tempi di estrema mediatizzazione e spettacolarizzazione del messaggio politico, in una realtà sociale sempre più filtrata dai social network e dalle vite virtuali di ciascuno di noi, essa assume un ruolo preminente sulla valutazione di numerosi aspetti della vita fattuale. Casi come quello dell’utilizzo dei Big Data ad opera di Cambridge Analytica al fine di lanciare messaggi targetizzati funzionali ad invitare a votare per Trump nel 2017 avvalorano la tesi dell’importanza del livello percettivo-sensazionale su quello del fact-checking e d’altra parte mettono in evidenza il carattere della verosomiglianza di quel messaggio che non può essere tout court liquidato come infondato.

In questo senso è lecito chiedersi, nello scenario sociale e politico del ventunesimo secolo, se chi gioca con gli strumenti della percezione (di cui la vicenda Cambridge Analytica è solo un esempio eclatante) stia cercando un vantaggio competitivo immorale o, più semplicemente, abbia reale desiderio di stare in campo, a differenza di chi non lo fa. Fra le pur evidenti contraddizioni insite nella sua narrazione, l’Alt-right sembra aver trovato gli strumenti per concepire il popolo, nella doppia accezione di comprenderne gli istint (l’ansia appunto) e quella di saperne costruire uno intorno proprio a quegli istinti.


Continua la lettura con la terza e ultima parte L’alternativa fra popolo ed élite
La Fondazione ti consiglia
pagina 41613\