La «dieta mediterranea» è l’immagine che meglio racconta l’ambiguità delle rappresentazioni del Mediterraneo. La costruzione di un regime alimentare mediterraneo, efficace per prevenire determinate malattie, si diffonde con le indagini di Ancel Keys che, a partire dal 1952, mette in relazione consumi alimentari e fattori di rischio di aterosclerosi in sette paesi.

Negli anni viene presentato come «tipicamente mediterraneo» un regime alimentare a base di cereali, con una quota bassa di prodotti di origine animale e con olio di oliva come principale condimento, una notevole presenza di pesce fresco e di paste, frutta, verdure, formaggi, legumi, cereali, legumi, uova. Una dieta ritenuta adatta a contrastare malattie degenerative, legate a modelli di vita delle società industriali avanzate.

dieta-mediterraneaIl modello della «dieta mediterranea» però non corrisponde alla realtà storica di nessuna area geografica del Mediterraneo. Fino agli anni Cinquanta, del resto, le popolazioni meridionali presentano un regime alimentare a base di pane di mais, patate, pomodori, peperoni, legumi, e per il condimento ricorrono al grasso di maiale. La «trinità mediterranea» (olio, grano e vino) caratterizza invece la cucina dei ricchi e soltanto i sogni dei ceti popolari.

Nel periodo in cui veniva costruito il modello della «dieta mediterranea» le popolazioni conoscevano ancora situazioni di disagio alimentare. Non a caso i sogni alimentari dei contadini hanno per oggetto pasta e carne, pesce ed uova, il loro modello di corpo è quello dei signori. Negli anni cinquanta gli standard alimentari conoscono un notevole miglioramento anche nelle regioni meridionali: aumenta, infatti, il consumo di carne, pesce, grassi, zuccheri, mentre diminuisce il consumo del pane, della pasta, dei cereali, delle verdure, dell’olio. Medici, biologi, nutrizionisti hanno evidenziato da allora i risvolti positivi di tali trasformazioni ma l’uscita da condizioni di fame aveva anche dei risvolti negativi.

La «dieta mediterranea», in questo quadro veniva allora promossa come una medicina con cui affrontare le malattie del benessere.Ma anche questa volta quello della dieta mediterranea resta un modello che non viene adottato dalle popolazioni del Sud. Proprio nei paesi della cosiddetta dieta mediterranea gli adolescenti hanno più che altrove problemi di sovrappeso e di obesità.

dieta-mediterranea1Gli attuali comportamenti alimentari non costituiscono però il tradimento della «dieta mediterranea», se mai rappresentano la realizzazione di sogni di abbondanze alimentari impossibili nel passato. L’obesità che è certo una patologia, è l’esito di una fame secolare e di altrettanti sogni alimentari di mangiare. La fame è responsabile della magrezza dei ceti popolari del passato e dell’abbondanza e della grassezza di quelli di oggi.

In questo quadro è bene accostarsi ai modelli nutritivi senza pensare di ricavarli dal passato, senza immaginare decrescite e lentezze, che ricordano fame e privazione, corpi ammalati e mortalità. Sostenere ciò non vuol dire sminuire o sottovalutare le culture alimentari del passato, ma al contrario segnalarne la ricchezza, le loro valenze dietetiche, simboliche e rituali.

La dieta mediterranea, allora, potrebbe avere un senso solo nel suo richiamarsi al nesso alimentazione-salute e nel tentativo di costruirsi come modello in un periodo in cui le popolazioni si ammalano e muoiono o per eccessi nutritivi o per fame, o per cattiva alimentazione o per scarsezza di cibo. Un modello alimentare mediterraneo resta un’aspirazione ed ha una sua ragione soltanto con riferimento a una tradizione mobile, se si rivendica il diritto al cibo, all’acqua e alla salute per tutti, se teso a contrastare un presente che mostra nuovi disagi alimentari, eccessi e avvelenamenti in una parte di mondo, fame e sete che riguardano quotidianamente milioni e milioni di persone.

Vito Teti
Docente di Antropologia Culturale presso l’Università della Calabria


Consigli di lettura

Le vie del latte di Piero Camporesi

camporesiUn viaggio, tra curiosità, scoperte, documenti e sapori dimenticati, nella storia del latte. Dalle orme dei viaggiatori e dei filosofi settecenteschi alle steppe tartare, per arrivare alla pianure longobarde ricche di latte e formaggi, verso un recupero e una riscoperta della vera dieta lombarda, confrontata con il suo antimodello, la dieta mediterranea, pura invenzione commerciale.

pagina 2999\