Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Il Medio Oriente non sarebbe stato più lo stesso. La Rivoluzione iraniana del 1979 avrebbe spostato l’asse del conflitto israelo-palestinese verso l’Iran, come nuovo centro della crisi, avrebbe avuto un impatto decisivo nel delineare nuove tendenze nel mondo islamico, grandi movimenti geopolitici e nel segnare una tappa del rapporto tra Nord e Sud del mondo. Khomeini era un leader rivoluzionario decisamente atipico per quanto riguarda il mondo islamico, dato che era esponente della minoranza sciita rispetto alla maggioranza sunnita dei musulmani, ma è stato proprio lui a dare vita al risveglio dell’Islam politico, facendone un fenomeno di massa, statale e istituzionale. Era, allo stesso tempo, un rivoluzionario inedito nel contesto delle rivoluzioni del Novecento: se la matrice culturale e ideologica dei movimenti e dei leader che hanno condotto i loro popoli fuori dal colonialismo si era, fino a quel momento, ispirata al marxismo o era comunque legata ai principi della modernità, Khomeini faceva perno attorno ai principi religiosi del Medioevo persiano, stabiliti dalla dinastia dei Safavidi dello Sha Ismael del XVI secolo. E questo avveniva al principio dell’era post-industriale in cui il mondo stava assumendo il volto della globalizzazione.

La vicenda della Rivoluzione iraniana ci pone, pertanto, di fronte alla necessità di riflettere, oggi, su binomi troppo spesso dati per scontati: modernizzazione e secolarizzazione, religione e politica, globalizzazione e conflitto.

Tratti dal Patrimonio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, pubblichiamo un articolo di Loris Gallico “Khomeini, l’Iran e il Medio Oriente” (in «Politica ed economia» n. 5/ settembre-ottobre 1979) un’ottima sintesi geopolitica del Medio Oriente all’indomani della Rivoluzione in Iran in cui l’autore mostra fiducia in una possibile evoluzione democratica del paese e l’articolo di Maurizio Peggio “Prima del dopo Khomeini” (in «Politica ed economia» n. 5/ maggio 1989) in cui vengono messi in luce, dieci anni dopo, lo stato di salute del paese e le sue divisione sociali e politiche interne.

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Politica ed Economia, 1989

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Politica ed Economia, 1979

Qui di seguito la ricostruzione di Paolo Branca dell’Università Cattolica di Milano

Benché la rivoluzione islamica del 1979 in Iran avesse molte anime, tra le quali anche una sorta di teologia della liberazione rappresentata soprattutto da ‘Ali Shariati, il regime teocratico-clericale che prevalse infine fu quello dominato dall’ayatollah Khomeini: una sorta di riedizione in salsa islamica dello stato-etico, con chiari elementi populisti. Se ne evince l’orientamento dalla stessa Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran: «La Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, che è espressione dei fondamenti culturali, sociali, politici ed economici della società iraniana, è basata sui principi e sulle norme dell’Islam, in conformità alle autentiche aspirazioni della comunità islamica. Tale aspirazione fondamentale si è manifestata nella natura della grande Rivoluzione islamica dell’Iran e nel corso delle lotte del popolo musulmano che, dall’inizio sino alla vittoria, l’ha espressa nelle esplicite e ferme parole d’ordine di tutti i gruppi sociali. Ora, all’alba di questa grande vittoria, il nostro popolo ne cerca con tutta la propria forza la realizzazione completa».

La caratteristica fondamentale di questa Rivoluzione, rispetto ad altri movimenti sorti in Iran nell’ultimo secolo, risiede nel suo essere islamica e nel suo riferirsi ad un orientamento di pensiero. Il popolo musulmano dell’Iran, che si era già mobilitato nel movimento per la monarchia costituzionale contro il dispotismo, e nel movimento anticolonialista per la nazionalizzazione del petrolio, grazie a queste dure esperienze aveva compreso che la ragione principale dell’insuccesso di tali movimenti era costituito dalla mancanza di un’ispirazione dottrinale per le loro lotte. Sebbene nelle recenti mobilitazioni l’ideologia islamica e la guida del clero che combatteva per il progresso avessero svolto un ruolo rilevante e basilare, tuttavia quei movimenti non ottennero la vittoria, e rapidamente declinarono, perché le lotte si erano allontanate dalle originali posizioni islamiche.

Il progetto del governo islamico, fondato sul principio della “tutela del giurisperito islamico”, quale fu presentato dall’Imam Khomeini nel periodo culminante della repressione politica operata dal regime dispotico, creò nel popolo musulmano un nuovo e consistente incentivo: esso preparò la strada per la lotta ispirata all’ideologia islamica e rafforzò gli sforzi dei Musulmani impegnati e combattenti sia all’interno sia all’esterno del Paese.

Il movimento proseguì in questo percorso fino a quando le insoddisfazioni e la fermezza del furore crescente della popolazione, causate dalle pressioni e repressioni crescenti nel Paese, e in tutto il mondo l’eco e i riflessi della lotta delle guide religiose e degli studenti impegnati, scossero violentemente le basi del potere del regime: quest’ultimo, e i suoi padroni, furono così costretti ad allentare la pressione e la repressione e a cercare una sorta di distensione nell’ambiente politico, illudendosi di poter impedire la propria disfatta ormai certa. Ma il popolo insorto, consapevole e risoluto, sotto la guida ferma dell’Imam sempre indomito, avviò ed estese a tutto il Paese la propria vittoriosa e unitaria insurrezione.

Dalla Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, uno stralcio de “La forma dello Stato nell’Islam”:

«Nella concezione islamica la forma dello Stato non scaturisce da particolari situazioni sociali o dalla supremazia di un individuo o di un gruppo: è invece l’espressione degli ideali politici di un popolo, unificato dalla stessa religione e dallo stesso modo di pensare, che dà a se stesso un’organizzazione, grazie alla quale nel corso della propria evoluzione spirituale possa aprirsi la via verso la meta finale, movendo cioè verso Dio. Nel suo processo di evoluzione rivoluzionaria il nostro popolo si è liberato dalla polvere e dal sudiciume della tirannia e delle influenze culturali straniere, per tornare all’ideologia e alla visione del mondo islamica. Ora esso sta per edificare una società esemplare sulla base delle norme islamiche. Compito di questa Costituzione è creare le condizioni per il radicamento delle convinzioni del movimento e il terreno favorevole affinché l’essere umano possa nutrirsi dei supremi valori della dottrina universale dell’Islam. In considerazione dell’ispirazione islamica della Rivoluzione dell’Iran, che ha rappresentato un movimento verso la vittoria di tutti gli oppressi sugli oppressori, la Costituzione prepara il terreno affinché tale rivoluzione prosegua sia all’interno che all’esterno del Paese. In particolare si impegna nell’allargamento dei rapporti internazionali con altri movimenti islamici e popolari affinché si renda possibile la creazione di un’unica comunità mondiale. In forza della natura propria di questo grande movimento, la Costituzione garantisce contro ogni forma di tirannide sociale o ideologica e contro la monopolizzazione dell’economia, liberandosi dal dispotismo, e si impegna a rendere il popolo padrone del proprio destino».

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