di Mauro Bertola
Ricercatore Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Parlare e scrivere di Storia non è mai facile. Farlo per la didattica della Storia lo è ancora meno. Ma un’opportunità così non la si spreca, e approfitto di questo spazio per portare alla luce una serie di riflessioni che riguardano in modo diretto la Storia insegnata nelle nostre scuole e un nuovo approccio metodologico che si sta facendo sempre più necessario ed importante.

Insegnare storia, oggi, è utile per formare una coscienza collettiva della storia ma inutile e dannoso se di questo insegnare se ne vuol “distorcere l’uso”. Far conoscere la Storia significa evitare di farne un uso strumentale, impedire che il passato diventi un alibi per giustificarne attuali preconcetti o pregiudizi. Come scrive il prof. Maifreda nella presentazione del suo libro didattico per il triennio Tempi Moderni – storia, cultura, immaginario, “solo integrando in forma critica il passato nella nostra visione del presente acquisiamo piena consapevolezza del vivere civile e dei suoi problemi” (cfr. Tempi Moderni – storia, cultura, immaginario, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, Pearson, 2012).

Entrare in classe oggi ad insegnare Storia presuppone una conoscenza dei propri alunni: iperconnessi al mondo web e refrattari allo studio mnemonico della disciplina, continuano imperterriti a chiedersi “perché studiare Storia?”. Preferisco non rispondere alla domanda, ma far sì che a distanza di un mese di lezioni mi venga posta in maniera diversa, tipo “prof., dove trovo un video interessante da aggiungere alla ricerca che ho appena terminato?”. Non studiare la storia, ma ricercare e costruire la storia. Partendo dalle loro competenze di base e costruendo con loro un percorso che sia il più ampio, critico, libero e interattivo possibile.

La chiamano “classe capovolta”, ha una storia recente (primi anni ’90) e sta trasformando, grazie alle nuove tecnologie in uso didattico (PC, LIM, tablet e connessione in ogni aula), il modo di fare scuola. Ne faccio un uso spropositato perché vorrei creare nei miei alunni un’idea di storia libera, critica e non superficiale, perdendo purtroppo le ambiziose e vecchie “parti di programma ministeriale” ma costruendo con loro “nuove linee di programma”. Dalla curiosità per un argomento storico ci si addentra in una ricerca biblio-sitografica che abbia più elementi possibili di confronto: saggistica, letteratura, cinema, arte, economia, statistica. Il risultato di un argomento è la somma di tante ricerche quanti sono gli alunni di una classe, che lavorano a gruppi o in singolo e che apportano all’approfondimento di un tema sviluppato da un compagno la loro analisi e il loro studio.

La domanda del perché studiare storia non passerà più tra i loro pensieri, bensì accenderà nuovi quesiti meno banali e più costruttivi.

Mauro Bertola
Ricercatore del progetto La Grande Trasformazione – 1914-1918


Il Prof. Tullio De Mauro, intervistato da Maurizio Maglioni, risponde ad alcune domande sul libro La classe Capovolta ed illustra come si innova l’insegnamento grazie al Flipped Learning.


Consigli di lettura

Eric Mazur, Peer Instruction, A User’s Manual, Prentice Hall Series in Educational Innovation Upper Saddle River, 1997.
Jonathan Bergmann, Aaron Sams, Flip Your Classroom. Reach Every Student in Every Class Every Day, 2012.
Maurizio Maglioni, Fabio Biscaro, La Classe capovolta, Erickson editore, 2014.

In più, per chi volesse ripercorrere la tematica sul web, mettiamo a disposizione due link sulla classe capovolta e la nuova tecnica della scuola: flipnet.ittecnicadellascuola.it.


Approfondimenti

CLICCA QUI e scopri lo speciale Che cos’è la Patria? pubblicato per  “La Grande Trasformazione – 1914-1918”, un progetto di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

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