Sceneggiatore e Public historian
Università degli Studi di Milano

Gli ultimi anni hanno visto un fiorire di giochi e videogiochi sviluppati secondo un’accurata ricerca storico/scientifica: questo è vero non solo per le premesse ma anche per elementi fondamentali della trama, delle dinamiche o delle meccaniche di gioco. Ciò è avvenuto perché è stato messo in moto un circolo virtuoso che coinvolge appassionati e sviluppatori ad avere un rapporto più stretto con la storia e la sua scientificità.

Il videogioco a tema storico è sempre stato relegato ad una comunità abbastanza ristretta, principalmente incentrata sui giochi di strategia. Tra questi i più interessanti sono forse quelli prodotti dallo studio svedese Paradox: trattasi di giochi basati sulla gestione di una nazione o di una dinastia tramite cui si possono rivivere i fondamentali momenti della storia, provando anche a modificarli secondo il proprio interesse. È però con l’avvento di Assassin’s Creed che la storia è riuscita a far breccia nel cosiddetto mainstream, intrigando ed ammaliando centinaia di migliaia di nuovi appassionati. La saga videoludica sviluppata da Ubisoft dedica da allora sempre più spazio e budget alla rappresentazione delle epoche storiche e dei protagonisti che animano i suoi titoli.

La nuova frontiera raggiunta dalla Ubisoft è la modalità “discovery tour”, disponibile per l’ultimo capitolo uscito nel 2017. Qui è possibile vivere tutte le ricostruzioni ambientali e caratteriali dell’Egitto tolemaico senza completare le varie missioni della trama, ritrovandosi in un gigantesco documentario interattivo navigabile liberamente. Da notare che tutto ciò è stato pensato in particolare per i più giovani, in particolare coloro che stanno studiando quel periodo storico sui banchi di scuola. Come accennato prima, la breccia di Assassin’s Creed è ancora aperta e realtà piccole e grandi la stanno attraversando, come ad esempio gli sviluppatori di Kingdom Come Deliverance. Si tratta di un RPG in prima persona uscito a febbraio 2018, in cui si vestono i panni di un ragazzo boemo che nel 1403 si ritrova al centro di un turbolento periodo di guerre civili e intrighi politici. Questo titolo è molto importante perché è stato sia apprezzato che premiato per la sua grande accuratezza nelle ricostruzioni ambientali, delle dinamiche sociali e dei combattimenti.

Questa lunga premessa è servita a mostrare, brevemente, come negli ultimi anni l’interesse per la storia stia aumentando nel mondo del gaming, facendo così crescere la domanda di figure professionali che conoscano in modo approfondito la storia, i suoi strumenti ed il suo metodo di analisi, ricerca e divulgazione. Qui entra in gioco la figura del public historian.

We Are Müesli è uno studio di produzione indie di giochi e videogiochi incentrati sulla divulgazione storica, artistica e culturale dove abbiamo svolto il nostro stage in qualità di game designer e writer per il loro ultimo progetto: un gioco da tavolo su un episodio della storia italiana del dopoguerra ancora al centro di accesi dibattiti. Il periodo di ricerca è stato lungo e ha creato delle solide basi su cui sviluppare delle dinamiche di game design che permettessero una forte interazione tra i giocatori. La chiave di volta però è stata trasformare la conoscenza storica in una game reward in modo tale da premiare la voglia e l’impegno dei giocatori con una maggiore conoscenza storica dei fatti raccontati. Oltre a tutto ciò siamo riusciti a raggiungere un ulteriore traguardo.

 


wearemuesli.it

Facendo ricerca, ci siamo confrontati non solo con tutta la letteratura disponibile riguardo i fatti che volevamo approfondire, ma anche con delle fonti dirette non disponibili ai nostri predecessori perché solo recentemente desecretate. Grazie a questa opportunità abbiamo formulato una teoria storica originale, raccontandola attraverso la consultazione della fonte che noi stessi abbiamo analizzato. Durante il test del gioco abbiamo avuto un riscontro molto positivo perché i tester non solo si sono divertiti ma hanno anche imparato molto grazie al gioco.

Il mondo del gaming può offrire agli storici, in particolare quelli con ambizioni “public”, l’opportunità di fornire un’esperienza immersiva al proprio pubblico. Un esempio può essere lo stratagemma letterario della “creazione” di un personaggio. Questo procedimento prevede la costruzione di un individuo di finzione – un vero e proprio viaggiatore nel tempo – in grado di rivivere un particolare momento storico.

Utilizzando un medium come il videogioco per la divulgazione storica si amplia enormemente il pubblico: se da una parte gli appassionati di storia possono vedere il gioco come un metodo alternativo alla lettura, dall’altra tantissimi gamer possono avvicinarsi per curiosità di trame e meccaniche del gioco. Infine, grazie alla sete di storia di cui abbiamo parlato prima, serviranno competenze sempre più specifiche e public historian dal background sempre più variegato. Saranno infatti i dettagli, che solo un qualificato professionista potrà fornire, a distinguere un flop dal prossimo Assassin’s Creed.

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