Eutropian
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Università degli Studi Roma Tre
@PhotoCredits Filippo Romano

Perchè parlare di nuovi modelli organizzati e finanziari di sviluppo urbano?

In molte città europee, come conseguenza della crisi politica ed economica del passato decennio, il settore pubblico ha gradualmente ridotto l’erogazione di alcuni servizi, in particolare quelli legati alla sfera sociale e culturale e ha indotto le organizzazioni e gruppi di cittadini ad impegnarsi in prima persona. Nuovi centri culturali, sociali e di impiego sono sorti, grazie all’iniziativa di cittadini e gruppi,  anche in quartieri svantaggiati e particolarmente carenti di servizi, attività culturali ed attività di sostegno all’inclusione sociale. Questo tipo di iniziative sono sorte un po’ ovunque in Europa, sia pure con sfumature diverse a seconda del contesto specifico, e hanno riguardato una gamma davvero ampia di luoghi come aree verdi, frange urbane, insediamenti produttivi, servizi pubblici. Hanno investito edifici storici, aree di recente edificazione, luoghi in attesa di future trasformazioni. Hanno attivato iniziative di tipo ricreativo, educativo, sociale, creativo – con forme variamente combinate di attività no-profit e for-profit. E hanno diffuso i loro effetti alla scala di quartiere, contribuendo a creare, a consolidare o a riscoprirne la funzione di unità socialmente riconoscibile.

Una realtà poliedrica nella quale attività culturali e sociali si alternano nel corso della giornata per animare spazi vissuti da diversi segmenti della società. Corsi di lingua per stranieri, yoga per giovani genitori, concerti a costi accessibili, gruppi di acquisto solidale ma anche educazione ad un’alimentazione sana o doposcuola sono solo alcune delle varie attività che troviamo negli spazi di aggregazione. Questi spazi civici sfuggono a rigide catalogazioni: non sono né strettamente culturali né sociali, ma proprio questo loro carattere plurale consente a gruppi diversi di potersi riconoscere e partecipare attivamente. Non secondariamente, molte iniziative stanno esplorando nuovi modelli di impiego, con la creazione di posti di lavoro all’interno di un modello economico che si prefigge esplicitamente di coniugare la sostenibilità finanziaria e quella sociale e – in un certo senso – di dimostrare la possibilità di una loro compatibilità reciproca in opposizione al modello dominante basato sulla dicotomia tra attività only-for-profit – affidate all’iniziativa privata – e attività di tipo assistenziale – delegate all’istituzione pubblica.

Quando la comunità locale diventa proprietaria di uno spazio: ExRotaprint a Berlino

ExRotaprint è un progetto di sviluppo urbano che affronta il mercato immobiliare e l’economia, le tendenze di separazione ed esclusione sociale, le strategie di politica urbana (… ) è un esempio di come sviluppare nuovi progetti nello spazio urbano. Qui esiste un orizzonte di possibilità, senza scopo di lucro, basato non su ideologie ma su accordi e consensi. […] The gGmbH non-profit ExRotaprint scardina i meccanismi della spirale speculativa del mercato immobiliare e si appropria dell’edificio tramite un diritto di superficie ereditario. E’ responsabile per tutti gli aspetti di sviluppo, finanziamento, affitto degli spazi e restauro dell’edificio. I partner di ExRotaprint non traggono profitto dalle attività dell’edificio e non possono creare un incremento del valore dell’immobile tramite la vendita della loro quota. Pertanto allo spazio è garantita una stabilità durevole che può essere creata dagli utenti dello spazio seguendo le loro esigenze.

Citazione da intervista con Daniela Brahm, ExRotaprint1

Il complesso industriale ExRotaprint, è situato in una vecchia fabbrica di macchine da stampa a Nord di Berlino, nel quartiere di Wedding, ed è stato comprato al Comune di Berlino da un gruppo di abitanti nel 2009, con l’aiuto di due fondazioni interessate ad investimenti sostenibili e a progetti comunitari socialmente responsabili, con l’obiettivo di togliere dal mercato speculativo le proprietà immobiliari. Il complesso conta 10.000 mq e oggi, una volta esclusa la possibilità di venderlo a costruttori, ospita varie attività sociali, culturali e produttive grazie ad una gestione cooperativa, che crea abbastanza profitto da garantire il restauro dell’edificio.

ExRotaprint 

Nel 2009 un gruppo di artisti e di residenti decise di sviluppare un nuovo progetto per l’edificio ExRotaprint che era stato messo in vendita dal Comune di Berlino al miglior offerente. Dal momento che, sempre nel 2009, l’edificio era diventato patrimonio storico, non poteva essere abbattuto ma le sue funzioni future erano ignote. I residenti non furono inizialmente presi sul serio dal Comune, motivo per cui si consociarono in un’associazione di inquilini che avrebbe condiviso le stesse prospettive, portando avanti varie discussioni sul concetto di profitto e su come l’investimento di capitale avrebbe influito sul potere decisionale.

Nessuno aveva soldi ma l’idea di generare denaro, la fantasia del profitto fu una vera bomba. È stata la parte più difficile del progetto, l’idea del profitto ha quasi distrutto il gruppo ancora prima che si formasse.

Daniela Brahm, ExRotaprint

La proprietà dell’immobile segue un modello piuttosto interessante: gli abitanti hanno comprato l’edificio per il quale pagano l’affitto, fra i 3 ed i 4,5 euro al mq, uno dei canoni più bassi a Berlino. Con questi fondi si  ripaga il mutuo acceso con la Fondazione Trias in Germania e la Edith Marion a Basilea, in Svizzera. Nonostante il diritto di superficie ereditario, la proprietà del terreno è stata data per 99 anni alle Fondazioni mentre la ExRotaPrint gGmbH, l’azienda non-profit che gestisce il progetto, possiede l’edificio. Questo modello toglie l’immobile dal mercato e previene meccanismi di speculazione immobiliare. La gestione dell’edificio è portata avanti dalla ExRotaPrint gGmbH, dove dodici partner che rappresentano gli inquilini si incontrano mensilmente per prendere decisioni sulla regolare amministrazione dell’edificio, mentre quattro  si incontrano ogni settimana. Inoltre le decisioni sono prese in accordo con l’Associazione di Inquilini. Tutti gli interventi di ristrutturazione dell’edificio sono pagati con un mutuo di 2,3 milioni di euro stipulato con Coopera Sammelstiftung Puch, un Fondo Pensionistico Svizzero, che ha una rata fissa del 4%. Lo spazio è organizzato con una divisione equa delle attività a fini sociali, culturali e produttivi. Il progetto ha un bilancio annuo pari a zero, perché i profitti, che provengono dagli affitti degli spazi e dal bed&breakfast, vengono reinvestiti per pagare il mutuo di Coopera Sammelstiftung Puch, per le ristrutturazioni, e quelli con le Fondazioni Trias ed Edith Marion, per l’affitto del terreno. Sebbene il progetto abbia un importante impatto sulla scala locale, fornendo spazi a prezzi accessibili per attività di piccola imprenditoria, spazi culturali e sociali come corsi di lingua tedesca per migranti o scuole serali, esso è gestito completamente da privati, senza alcun tipo di cooperazione con l’amministrazione pubblica.

Politiche pubbliche per fortificare la società civile: Il programma Bip/Zip a Lisbona

Le iniziative civiche promosse in molte città europee condividono, al fondo, un’idea di rigenerazione urbana nella quale le istanze sociali, ambientali e culturali non siano sacrificate in nome degli interessi economici e immobiliari. Le persone che animano le iniziative si ritengono capaci di perseguirla come e meglio delle istituzioni e – talvolta – persino in opposizione alle istituzioni. Nella loro opinione, i talenti e i saperi, lo spirito imprenditoriale, la capacità organizzativa e pratica di piccoli gruppi consentono di essere più efficaci ed efficienti rispetto alle politiche pubbliche condotte attraverso le strutture burocratiche.

Non è raro che le amministrazioni locali abbiano riconosciuto che – in molte situazione – è più efficace lavorare per i cittadini assieme a loro, coinvolgendoli nelle fasi di progettazione delle politiche di rigenerazione urbana e nel processo di deliberazione. In alcuni casi, si è fatto un passo ulteriore, indirizzando e coordinando le singole iniziative all’interno di una cornice più vasta, definita alla scala urbana. La definizione di politiche urbane basate sulla collaborazione attiva con la cittadinanza ha investito, con evidenti effetti positivi, due campi tradizionali di intervento territorializzato: la riconversione del patrimonio pubblico che ha esaurito la sua originaria funzione e il contrasto al degrado e al declino dei quartieri nei quali si concentrano problemi sociali ed economici. Dal lato della comunità, l’ingaggio della pubblica amministrazione si è rivelato positivo perché ha consentito di promuovere la formazione e il consolidamento di “anticorpi sociali” di base anche in contesti economicamente e socialmente fragili, grazie alla condivisione delle competenze del personale pubblico, l’erogazione di finanziamenti e la semplificazione di alcune procure amministrative. Dal lato dell’istituzione, il cambiamento ha comportato anche la riorganizzazione della macchina amministrativa, per renderla più aderente a svolgere un ruolo di affiancamento delle iniziative civiche e di regia e valutazione complessiva degli effetti complessivi prodotti alla scala di quartiere e della città nel suo complesso. Una piccola rivoluzione, che – si può dire – ha prodotto un effetto rigenerativo sulla stessa amministrazione.

Un’esperienza di grande rilievo, in questo senso, è  quella dei BIP/ZIP (Bairros e Zonas de Intervenção Prioritária de Lisboa – Quartieri e Zone di Intervento Prioritario di Lisbona) iniziato dal Comune di Lisbona nel 2011. Il programma ha identificato le aree socialmente ed economicamente critiche nella città e attivato un bando per le associazioni del territorio al fine di promuovere progetti di inclusione e rigenerazione nei quartieri usufruendo di un contributo pubblico. Ogni anno l’Amministrazione ha messo a disposizione circa un milione di euro da ridistribuire su progetti richiedenti un massimale di 50.000 euro. I progetti selezionati hanno dovuto dimostrare la propria  rilevanza sul territorio, il  coinvolgimento sociale nonché la propria sostenibilità economica nel tempo. Ad oggi, il programma ha supportato oltre 150 progetti di varia natura, molti dei quali sopravvivono autonomamente.

Questo è il caso di Largo Residências, un ostello gestito da una cooperativa che comprende anche delle residenze per artisti ed una caffetteria locale nel quartiere di Intendente, fino a pochi anni fa uno dei più problematici della capitale portoghese. Oltre a fornire una serie di iniziative culturali per i cittadini del quartiere, Largo dà lavoro alla popolazione del quartiere rimanendo allo stesso tempo in contatto con il resto della città.

Il direttore del programma Bip/Zip, Miguel Brito, racconta della loro esperienza in diverse parti di Lisbona:

Le iniziative supportate vanno dalla cultura ai negozi o ai progetti sociali come sport o agricoltura urbana. Devono dimostrare che c’è un reale bisogno della comunità locale per il quale l’intervento proposto è la soluzione adatta.

Grazie all’esperienza sviluppata dal programma Bip/Zip, la rete di attori locali di Lisbona si è costituita in una associazione di secondo livello supportata economicamente dalla Commissione Europea,e presieduta dal Comune di Lisbona. Questa associazione, un esempio di Community-Led Local Development (CLLD), ha alla propria base un modello democratico dove nessuno degli attori ha la maggioranza e pertanto decisioni su aspetti organizzativi ed economici sono affidati alla collaborazione fra 160 organizzazioni locali impegnate nella lotta alla povertà urbana.

 

Cosa possiamo imparare da queste iniziative?

Molte iniziative, come quella descritta nel primo paragrafo, nascono da una scala molto locale per rispondere alle reali esigenze delle comunità che le hanno iniziate, e proprio per questo oggi soffrono di un isolamento rispetto ad altre realtà simili in Europa se non addirittura nella stessa città. Questo isolamento comporta una difficoltà ad articolare le proprie esigenze sul piano delle politiche, del reperimento di finanziamenti e della creazione di relazioni durature nel tempo. Sul lungo andare molte iniziative rischiano di terminare le proprie attività proprio per questi motivi.

Da qui si evincono due strade possibili da percorrere. La prima consiste nella necessità di costituire una rete tra le diverse iniziative per creare un maggiore impatto non solo sulle politiche pubbliche, ma anche sui canali di finanziamento. Se molte di queste realtà sono state inizialmente percepite come marginali, oggi possiamo dire che il loro moltiplicarsi in vari quartieri dimostra come il loro impatto possa essere crescente. Per questo però c’è bisogno di facilitare l’accesso ai capitali per l’acquisto comunitario di immobili, di accrescere le competenze in campo economico delle organizzazioni civiche e di creare un sistema di valutazione di impatto socio-economico che possa quantificare l’impatto di tali progetti sul territorio. Per fare tutto ciò c’è bisogno di un contesto favorevole che supporti la creazione di reti fra iniziative locali e che queste sviluppino le capacità di portare avanti simili iniziative. C’è bisogno di rafforzare il coordinamento e la cooperazione fra realtà locali affinché sia possibile creare un maggiore impatto nei processi di trasformazione delle nostre città. Una seconda strada possibile riguarda l’affermazione di nuovo modello combinato di governance, in cui i cittadini attivi agiscono come partner attivi delle amministrazioni locali. Come dimostrato dai programmi Bip-Zip (e, in Italia, da programmi come Bollenti Spiriti) è possibile rimodellare le politiche urbane, focalizzando l’attenzione (e il finanziamento) sulla connessione tra persone, luoghi e programmi, producendo quelle indispensabili sinergie che possono dare vita a processi di cambiamento che, pur essendo graduali, non risultino effimeri.


Funding the Cooperative City – Finanziare la Città Cooperativa, è un progetto di Eutropian Research&Action che mira ad esplorare, promuovere e assistere esperimenti di sviluppo urbano comunitario nelle città europee. A seguito di una serie di lavoratori internazionali tra il 2015 e 2017 è stato pubblicato un libro che raccoglie ed analizza questi casi studio.

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