30-10-2017 18:00
Ore: 18.00
Luogo: Viale Pasubio 5, Milano - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Per partecipare all’incontro, si prega di mandare una mail con proprio nome, cognome e data di nascita all’indirizzo ufficio.stampa@feltrinelli.it


Le trasformazioni prodotte dai fenomeni migratori, obbligano a ripensare la storia e le radici dell’Europa come il risultato di un continuo processo di scambio tra individui, gruppi, culture, immaginari. Uno spazio, quello europeo, autenticamente eterogeneo, il cui demos non ha una configurazione uniforme ma una conformazione porosa, di dialogo costante con l’esterno, con l’“altro” che deve riconoscere e abilitare.

Salvo che in un’epoca, la nostra, di incertezze e di paure, viene da più parti riaffermata la necessità dell’identità e ovunque si assiste ad un ripiegamento sul locale, sul particolare, sulla dimensione etnica. La deriva identitaria – di chiusura su comunità dai confini netti che non ammettono transiti o alterazioni – va di pari passo con la deriva xenofoba.

“Deriva” indica un movimento di trascinamento di un corpo in un fluido dovuto alle correnti. Ma siamo davvero un’imbarcazione abbandonata alle correnti più basse del sentire collettivo? Oppure restano ancora, oggi, dei limiti e degli antidoti all’aspra retorica razzista?

Vogliamo credere che esistano tutt’ora dei dispositivi intellettuali che ci permettano di decidere in che direzione andare come collettività, qualificandoci per le parole che usiamo e i comportamenti che teniamo, e che le ancore culturali – che da sempre agiscono contro il ricorso a pratiche e linguaggi discriminatori – non abbiano esaurito la loro forza. Ma come scardinare quindi il meccanismo psicologico che alimenta e giustifica stereotipi razzisti e pulsioni xenofobe?

Parlare di cittadinanza, inclusione e migrazioni è forse un modo per ridare solidità ai punti cardine che hanno tenuto insieme la nostra società e svolto la funzione fondamentale di pietra angolare della nostra convivenza democratica e civile. L’obiettivo deve essere tornare a discutere di questi temi con la cittadinanza, per valorizzarne la dimensione attiva, e guardare alla riforma dello ius soli come un processo in linea di continuità con il nostro percorso di cittadini europei.

Cittadini che si sono formati in un coacervo di genti, vernacoli, confronti e conflitti e il cui senso di appartenenza non ha risposto al binomio sicurezza-chiusura ma, al contrario, ha fatto della cittadinanza una nozione aperta, inquieta, che non si esaurisce nell’allargamento della sfera dei diritti, ma guarda alla costruzione di futuro, alla qualità della vita degli individui e della collettività. Cittadinanza è non è una condizione statica, ma un processo che considera il tempo presente, le condizioni in cui si vive storicamente, come modificabile e migliorabile. Oggi la sfida è quella di individuare percorsi culturali capaci di interpretare orizzonti di sviluppo nel segno della convivenza verso un nuovo concetto di cittadinanza su scala globale.


 

Luigi Manconi e Federica Resta presentano "Non sono razzista, ma" a Milano

Luigi Manconi

Non sono razzista, ma

Gli italiani sono razzisti? Ovviamente no: nessuna categoria può essere definita come un blocco unico e omogeneo e, dunque, catalogata attraverso un’etichetta spregiativa generale. Ma è altrettanto vero che oggi in Italia si manifestano forme di razzismo nel linguaggio pub…

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