27-05-2019 18:30
Luogo: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli - Viale Pasubio 5, Milano

Stagione Capitale 2018/2019 \ Ripensare Partecipazione e Diritti

A cura di Gabriele Del Grande
In collaborazione con Al-Mutawassit – Il Mediterraneo Editore

Per il mondo arabo, il 2011 poteva essere l’anno del cambiamento. La primavera non è mai sbocciata. Qualcuno però continua coraggiosamente a lottare. È un’ostinata minoranza fatta di intellettualiattivisti e molta gente comune.

Donne e uomini che nel turbine di un mondo in trasformazione affrontano incognite e sfide comuni a molte aree del pianeta, pur apparentemente lontane, finendo per essere lo specchio di contrasti e domande che agitano anche le nostre società.

Quale spazio può ottenere l’informazione e la cultura nelle strategie di contrasto alla censura? Come si ritrova libertà in un contesto di repressione? Quali sono, nel mezzo dei conflitti, le risposte possibili a domande sociali irrisolte?

Fondazione Giangiacomo Feltrinelli propone un ciclo di incontri con quattro intellettuali arabi protagonisti dell’impegno per il cambiamento dei loro paesi. Agli incontri seguirà la proiezione di film selezionati tra i migliori lavori del cinema arabo di questa stagione.

CON: Samar Yazbek – scrittrice e giornalista siriana
Film: Fires di Mohammad Ibn Abd Al Aziz (Siria, 2014)


Approfondisci


L’ondata di proteste, spontanee e tendenzialmente pacifiche, che attraversò diversi regimi del Medio Oriente e del Nord Africa tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 indusse molti a ritenere che si stesse producendo una profonda trasformazione che avrebbe radicalmente mutato il volto di numerosi paesi delle regioni in questione. Ben presto sarebbe divenuto però evidente che quella che i media occidentali battezzarono troppo frettolosamente come “la primavera araba”, non solo non sarebbe mai sbocciata, ma sarebbe precipitata in un lungo e sanguinario inverno, fatto di arresti di massa, esecuzioni, repressione di ogni forma di dissenso, soppressione di numerosi diritti e libertà fondamentali. In alcuni contesti, infatti, come quello libico, si sono spalancate le porte della guerra civile, in altri, come quello siriano, i vecchi regimi hanno dimostrato una profonda capacità di resistenza ed hanno duramente represso i movimenti di protesta; pressoché ovunque i militari si sono rafforzati, fino a riprendersi il potere nel caso dell’Egitto, così come si è assistito ad una reviviscenza dei gruppi islamici fondamentalisti e ad un ritorno diffuso dell’autoritarismo.

Eppure in questi paesi esiste una società civile che non ha mai cessato di lottare. Intellettuali, attivisti e gente comune continuano ad impegnarsi quotidianamente per il cambiamento.

Il filo spinato mi lacerava la schiena. Tremavo in modo incontrollabile. Dopo ore e ore ad aspettare che calasse la sera, per evitare di attirare l’attenzione dei soldati turchi, sollevai finalmente la testa e osservai il cielo in lontananza, che si andava scurendo. Sotto il reticolato che delimita il confine era stato scavato un cunicolo strettissimo, grande appena per una persona. I miei piedi sprofondarono nel suolo e gli spuntoni metallici mi scorticarono la schiena, mentre avanzavo strisciando oltre la linea di separazione tra i due paesi. Feci un respiro profondo, mi inarcai e corsi il più velocemente possibile, come mi era stato detto di fare. Veloce. Una volata di mezz’ora, la distanza che bisogna percorrere per superare in tutta sicurezza il confine. Corsi senza mai fermarmi, finché non fummo fuori dalla zona di pericolo. Il terreno era sassoso e accidentato, ma mentre correvo mi sentivo i piedi leggeri. I battiti accelerati del cuore mi trascinavano, mi sollevavano da terra. Ansimando, mormorai a me stessa: Sono tornata! Non è la scena di un film, tutto questo è reale. Correvo, ripetendomi sottovoce: Sono tornata…sono qui (Samar Yazbek 2017).

Storie di resistenza come quella della scrittrice e giornalista siriana Samar Yazbek che, dall’esilio parigino in cui venne confinata nel 2011, ha fatto ritorno in Siria segretamente in numerose occasioni per raccontare quello che si stava producendo nel suo paese e per continuare a manifestare il proprio dissenso nei confronti del governo, sono tutt’altro che un’eccezione. Ogni giorno donne e uomini di cui si sa poco o nulla continuano a battersi per la libertà e la democrazia, anche a rischio delle loro stesse vite. E lo fanno nei più svariati modi. Sfidando la censura e rigidi apparati di controllo dell’informazione attraverso la propria attività di giornalisti, continuando a fare cultura mediante il loro lavoro di scrittori o la poesia, sfidando quotidianamente i dogmi e le ipocrisie del discorso religioso, descrivendo come si vive in contesti devastati dalla guerra e da conflitti di ogni genere e sorta. Storie che probabilmente non solo contribuiscono alla comprensione di quello che si produce nelle società in trasformazione del mondo arabo senza cadere nei luoghi comuni e nei facili stereotipi, ma che ci aiutano a capire come e perché realtà che possono apparire a prima vista molto distanti possano rappresentare fonti di insegnamento rispetto alle minacce che incombono sulle nostre società e alle contraddizioni che le attraversano.


Appuntamenti precedenti


25 GENNAIO
La tentazione di chiedere. La parola e il potere
CON: Sayed Mahmoud – giornalista e scrittore egiziano
Film: Poisonous Roses di Ahmed Fawzi Saleh (Egitto, 2018)

26 MARZO
Santità. La parola di Dio
CON: Ali al-Muqri – scrittore, giornalista e poeta yemenita
Film: Ghost Hunting di Rahed Andoni (Palestina, 2017)

17 APRILE
Un’alba imminente. La parola dopo la guerra
CON: Ahmad AbdulHussein – poeta e attivista iracheno
Film: The Journey di Mohammad Al-Darraji (Iraq, 2017)

 

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