19-02-2020 18:30

Stagione Alternativa 2019/2020

Osservatorio di ricerca: Osservatorio sulla democrazia

Ciclo di incontri: A Road to Europe

Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti


Il ciclo di incontri A Road to Europe – L’Europa dei conflitti


L’Unione Europea si trova dinnanzi a un bivio. Nel “decennio orribile” inaugurato dalla Grande Recessione, una sequela di crisi — economica, politica, sociale, migratoria, democratica — hanno minato la confidenza nel processo di integrazione Europea, alimentando antichi o nuovi egoismi nazionali che si sono tradotti in consensi per l’antipolitica.

Attraverso un ciclo di talk che coinvolgerà eccellenze accademiche dai quattro angoli d’Europa, “A Road to Europe” si propone l’ambizioso obiettivo di mappare il dibattito corrente sulle trasformazioni dell’Unione Europea nel contesto delle molteplici crisi che l’hanno investita.

La riflessione non potrà che partire dalla natura della costruzione europea, in cui l’integrazione economica e monetaria sembra prevalere su possibili forme di unione politica e sociale. Un’architettura incompleta che si è tradotta in squilibri di natura economica e sociale che toccano differentemente i vari territori europei.

Questa “grande trasformazione” economica e politica ha natura spesso opaca, ma ricadute concrete per comunità e territori. La difficoltà nel comprendere e controllare questi fenomeni attraverso la partecipazione democratica alimenta, a livello locale, una spirale di disinformazione che viene sfruttata da imprenditori del risentimento per fomentare le spinte disgregative che stanno interessando, ad ogni livello, la società europea.

A partire da una comprensione puntuale di questa spirale distruttiva, “A Road to Europe” intende indagare e comprendere quali paradigmi e strumenti di politica pubblica possano invece promuovere una spirale virtuosa a livello istituzionale e politico, e quali voci e attori possano farsi carico di promuovere istanze di riconciliazione a livello europeo.

Nonostante tutto, siamo ancora convinti che la strada da seguire sia quella che conduce all’Europa.


Prossimo appuntamento: Educazione e democrazia, quale futuro per l’Europa?


In un Europa di crisi e di conflitti, di scissioni e di rivalità tra stati, quale obiettivi deve porsi l’educazione di domani, come progetto di futuro? Nelle parole di Peter Moss, il discorso educativo è inevitabilmente e sempre anche un discorso politico, sia che noi ne siamo coscienti sia che non lo siamo. Nonostante vi sia la tendenza a impostare il dibattito sull’educativo in chiave tecnica, è indispensabile riscoprire gli elementi propriamente politici dell’agire educativo, le dimensioni di scelta e di orientamento che lo definiscono profondamente. Le scelte educative non sono neutre, infatti contribuiscono a cambiare le vite delle persone e a costruire esperienze di vita e di formazione che impattano sul benessere e sullo sviluppo dei cittadini. Domandiamoci quindi quali politiche educative sono funzionali alla prosperità di un sistema democratico; quali valori, competenze, inclusione vogliamo per le nostre società? Occorre domandarsi che ruolo può avere l’educazione nel promuovere sostenibilità, democrazia e solidarietà e favorire l’acquisizione di competenze per la convivenza e per l’interpretazione positiva di nuovi modelli di vita.


Approfondisci


L’Europa attraversa una fase di crisi economica, sociale, cui fatica a rispondere con efficacia. I paesi europei mostrano infatti meno resilienza che in passato e appaiono pertanto più vulnerabili e in difficoltà. Dal 2007 lo scoppio della crisi economica ha esacerbato una serie di problematiche di vecchio corso. La povertà nei paesi è aumentata, la disoccupazione si è impennata, la capacità d’acquisto è calata (e ha faticato a recuperare i livelli pre-crisi). A questa scenario generale si aggiunge la costitutiva eterogeneità interna dei paesi europei. In tema di educazione i sistemi europei presentano grandi differenze, a partire dagli elementi formali dei sistemi dell’offerta e dei soggetti (ad esempio la divisione delle filiere di studio), sino agli elementi più informali (ossia la qualità stessa dell’offerta educativa). A queste differenze, si aggiungono i diversi livelli di centralizzazione ed autonomia presenti nei diversi sistemi scolastici. Anche solo questi dati ci restituiscono l’immagine di un’Europa plurale nei suoi sistemi di governance dell’istruzione e tale eterogeneità si riflette anche nelle modalità adottate per la programmazione europea in fatto di educazione. Volendo fare fronte alla diversità dei sistemi, l’Europa ha deciso di operare fissando obiettivi generali su temi specifici, lasciando a ogni paese autonomia di scelte e autonomia di strategie per affrontarle.

Esistono tradizioni di pedagogie che tendono a ricorreggere il primato della tecnica nel discorso educativo; negano chiaramente ogni presunta neutralità alle scelte legate alla formazione, poiché ogni opzione comporta ruoli e relazioni diverse che connotano politicamente e socialmente l’azione educativa. Il modello d’insegnamento che come società scegliamo di costruire, rivela il progetto di futuro a cui ci stiamo impegnando. Inevitabilmente allora, occorre indagare l’elemento politico delle strutture educative per domandarsi in che epoca viviamo, che cos’è l’educazione, quali sono i suoi valori fondamentali, a cosa vogliamo che essa serva.

Con
Gunilla Dahlberg Stockholm University
Peter Moss University College of London

In dialogo con
Marcello Natili Università degli Studi di Milano
Modera
Edoardo Vigna Corriere della Sera

A cura di e con Maurizio Ferrera,Università degli Studi di Milano.


Conosci i partecipanti


Peter Moss, Professore Emerito presso l’Institute of Education di UCL. Si è occupato principalmente di educazione e cura della prima infanzia; di obbligatorietà dell’istruzione; delle relazioni tra impiego, cura e genere; di democrazia ed educazione. Ha guidato il gruppo di lavoro sulla cura dell’infanzia per la Commissione Europea. Dal 2005 al 2016 ha curato la collana ‘Contesting Early Childhood’ sui temi della prima infanzia. Fa parte del Comitato Scientifico della Fondazione Reggio Children.

Gunilla Dahlberg, Professoressa Emerita presso il Department of Child and Youth Studies dell’Università di Stoccolma. Si è occupata principalmente di cura della prima infanzia; di literacy, linguaggio, lettura e scrittura; sistemi europei di ECEC; di social welfare e politiche per i bambini e le famiglie. Ha collaborato a diverse commissioni per i programmi di welfare di cura ed educazione per la prima infanzia. Insieme a Peter Moss è stata curatrice della collana ‘Contesting Early Childhood’. Fa parte del Comitato Scientifico della Fondazione Reggio Children.


In collaborazione con Università degli studi di Milano

 

 

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