17-05-2018 18:30

Stagione Ribelle \ BookLab – Accadde oggi

 

Con Tristan Garcia, scrittore e filosofo, Vanessa Roghi, storica Università della sapienza di Roma, in collaborazione con l’Institut français di Milano.


Felicità, cambiamento, diversità sono alcune delle parole che hanno segnato la stagione del ’68, che le hanno dato un volto.
Alcuni simboli, parole, immagini che connotano quel ciclo di protesta per alcuni aspetti confermano un fenomeno sociale già presente in gran parte della società industriale tra fine Ottocento e inizio Novecento, per altri definiscono una novità.

Le conferme stanno in quel processo di irruzione dei giovani che a partire dalla fine dell’Ottocento definisce il sorgere delle forme di protesta fa del conflitto intergenerazionale uno degli aspetti essenziali della mobilitazione sociale.
Nella storia europea possiamo riscontrare quella mobilitazione nella svolta intorno alla Prima guerra mondiale, nei processi di radicalizzazione e di fascinazione per la natura e per le ideologie rivoluzionarie che connotano gran parte del conflitto politico non solo tra destra e sinistra, ma anche all’interno delle singole aree politiche.

Negli anni ‘50 quel disagio o quel malessere giovanile si alimenta di molti aspetti: non è solo un fenomeno che nasce sulla base della disuguaglianza economica o dal desiderio di acquisire parità di diritti, ma si genera da una condizione che contemporaneamente vive di benessere economico (è alla fine degli anni ’50 che si costituisce quel ciclo di benessere contrassegnato dalla piena occupazione) e insieme di profonda insoddisfazione sociale.

È questa condizione a inaugurare negli anni ’60 un malessere profondo, da allora non risolto, definito dal desiderio di dare nuovi spazi di libertà individuale, di superamento dei vincoli comportamentali e culturali, che fanno ora dei giovani un segmento sociale di rilievo, con cui qualsiasi potere politico non può non confrontarsi prendendo in carica quell’ansia di «contare». Un’ansia che è anche richiesta di spazio e di futuro, una condizione che chiede non solo più margini di libertà o di godere di una migliore condizione materiale, ma che esprime anche la necessità di costruirsi in autonomia, che avverte il bisogno di liberarsi, e non solo di stare meglio.

Approfondimento dal patrimonio della Fondazione

Il Maggio francese è uno dei simboli più popolari della rivolta giovanile che partì dall’Università di Nanterre per propagarsi con la rapidità di un incendio all’Università della Sorbonne, e immediatamente dopo coinvolse le fabbriche in tutta la Francia.

Proponiamo dal patrimonio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli un documento originale di quella rivolta: un volantino del 19 maggio 1968 firmato dal Conseil pour le maintien des occupations che racconta l’occupazione della Sorbonne e invita al proseguimento e all’estensione della mobilitazione.

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