Fonte: Repubblica.it

 

L’acqua è un bene comune e un diritto primario essenziale. A parole. Nei fatti, secondo le associazioni a tutela dei consumatori, gli sprechi e le inefficienze della rete idrica di Roma hanno portato nel corso degli anni a un considerevole aumento nelle bollette dei romani.

Nella capitale la dispersione di acqua nei quasi seimila chilometri di tubature e condutture che si snodano sotto la città, è in media del 45%: secondo il Codacons ogni anno questo spreco si traduce in bolletta in un costo di 95 euro per abitante: non poco rispetto alla tariffe attuali, che in media, secondo l’associazione di viale Mazzini, sono di 300 euro all’anno per una famiglia di quattro persone. L’aumento negli ultimi anni è continuo e riguarda tutta la regione: rispetto a dieci anni fa, nel Lazio le tariffe sono aumentate del 75%. Secondo l’ultimo dossier di Cittadinanzattiva pubblicato nel 2016, a Roma l’aumento della bollette è del 57,8%: nel 2007 la tariffa media annuale era di 192 euro ma il boom c’è stato dal 2013 al 2015, quando è aumentata di oltre l’11%. Fino ad arrivare agli attuali 300 euro all’anno.

A non essere aumentati, in base ai calcoli del Codacons, sono però gli investimenti per risanare le tubature e le condutture sotto il suolo di Roma: a Roma un cittadino paga in media in bolletta 36 euro all’anno per interventi di riparazione e rifacimento sulla rete idrica. Nei paesi del nord Europa, gli investimenti rappresentano 90 euro. È pur vero che Acea, società quotata in Borsa con un capitale sociale di oltre un miliardo e partecipata al 51% dal Comune di Roma, ha speso 500 milioni negli ultimi quattro anni per mettere in sicurezza la rete fognaria e ha inaugurato il nuovo sito completando la digitalizzazione dell’azienda; inoltre nelle ultime settimane è corsa ai ripari anche sulle infrastrutture idriche e ha messo a punto un piano per limitare le perdite di acqua e riparare tubature e condutture, soprattutto nelle zone critiche sotto il centro e nei quartieri lungo il Raccordo. Secondo le stime dell’azienda di piazzale Ostiense, l’obiettivo è di completare i lavori entro la fine dell’anno.

 

Roma, spreco d’acqua senza fine: “Perdita da dodici giorni ma nessun intervento”

 

Eppure negli ultimi anni gli sprechi di acqua sono aumentati: secondo l’ultimo dossier di Cittadinanzattiva sulla base di un calcolo di Legambiente, a Roma la dispersione di acqua nelle tubature di Acea era di appena il 25% nel 2007, poi è salita al 35% nel 2013 e adesso è arrivata al 45%. In sostanza l’emergenza idrica viene da lontano; la siccità di quest’anno ha fatto il resto, riducendo la capacità delle fonti di approvvigionamento di Roma e portando allo stop dei prelievi di acqua dal lago di Bracciano, che peraltro è un bacino idrico chiuso, privo di affluenti. In altri termini, se non piove non si alimenta da solo e infatti è sceso di oltre 35 cm sotto il livello minimo consentito.

Il timore, con l’avvio del piano di razionamento dell’acqua a Roma, è un altro, come segnala il Codacons: “Ci potrebbe essere il rischio concreto di speculazioni e comportamenti errati da parte di esercenti e cittadini – spiega in una nota l’associazione guidata da Carlo Rienzi – già oggi abbiamo registrato il tentativo di alcuni utenti che hanno provveduto a rifornirsi di acqua presso le fontanelle in funzione

nei quartieri centrali della città”. Le conseguenze potrebbero essere pesanti anche per le tasche dei romani: “il taglio delle forniture – prosegue il Codacons – spingerebbe in su l’acquisto dell’acqua in bottiglia con possibili ricarichi dei prezzi al dettaglio soprattutto nei piccoli esercizi commerciali. I rincari – conclude l’associazione – potrebbero partire lentamente per poi arrivare ad aumenti del 20% se il razionamento dovesse prolungare”.

 

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