Università di York

Quando le persone vengono interrogate su cosa abbia rilevanza per la propria felicità e per il proprio benessere tendono a parlare del valore delle relazioni con familiari, amici e colleghi. Il mondo dei rapporti intimi sembra contare di più rispetto ai beni materiali, al reddito o alla ricchezza.

La maggior parte delle persone probabilmente non ritiene che questioni più generali e strutturali, relative alla politica e all’economia, abbiano a che fare con la propria salute emotiva. Invece è così. Sappiamo da tempo che le disuguaglianze causano una vasta gamma di problemi di salute e di natura sociale: dalla ridotta aspettativa di vita alla più elevata mortalità infantile, dai bassi livelli di istruzione a una scarsa mobilità sociale fino all’aumento dei gradi di violenza.

La disuguaglianza logora il cuore del nostro mondo più intimo e personale, insinuandosi tra noi e gli altri, facendoci sentire vicendevolmente a disagio, facendoci preoccupare di come possiamo essere visti, rendendoci timidi e impacciati. Alimentando, in breve, tutte le nostre ansie sociali.

Per alcune persone queste ansie diventano tanto insostenibili da far diventare il contatto col mondo esterno un calvario e da spingerle all’isolamento. Altre continuano a partecipare alla vita sociale, ma sono costantemente assalite dalla paura di non aver argomenti di conversazione o di apparire noiose, stupide o sgradevoli. Sfortunatamente, tutti noi abbiamo la tendenza a considerare queste ansie una debolezza psicologica personale e pensiamo di doverle nascondere agli altri.

Un recente studio della Mental Health Foundation Survey1 ha scoperto che nell’anno passato il 74% degli adulti del Regno Unito era così stressato da sentirsi sopraffatto dalla situazione e incapace di reagire. Un terzo di questi ha avuto pensieri suicidi e al 16% è capitato di commettere atti di autolesionismo. Le cifre erano molto più elevate tra i giovani. Negli Stati Uniti i tassi di mortalità sono in crescita, soprattutto tra uomini e donne bianchi di mezza età, per motivi legati alla “disperazione”. Il che significa che muoiono a causa di dipendenze da sostanze stupefacenti o alcolici, suicidio e incidenti stradali. Sembra che un’epidemia di angoscia stia attanagliando alcune delle nazioni più ricche del mondo.

Le disparità socio-economiche sono determinanti in quanto rafforzano la convinzione secondo cui alcune persone valgano di più rispetto ad altre. Chi è al vertice sembra estremamente importante mentre chi sta alla base è considerato pressoché inutile. Nelle società meno eque siamo più portati a giudicarci in base alla condizione sociale e siamo maggiormente preoccupati di come ci reputano gli altri. Una ricerca condotta in 28 paesi europei2 dimostra che la diseguaglianza aumenta lo stato d’ansia rispetto alla propria posizione all’interno di tutte le fasce di reddito, dal dieci percento più povero al dieci percento più ricco.

Un altro studio3 relativo a come le persone vivano l’appartenenza a un basso status sociale sia in paesi ricchi che paesi poveri ha rivelato che, nonostante le enormi differenze di standard di vita in termini economici, in tutto il mondo coloro che soffrono condizioni di relativa povertà manifestano un forte senso di vergogna e disprezzo verso se stessi, reputandosi dei falliti: essere in fondo alla scala sociale determina la medesima propriocezione sia che si viva nel Regno Unito, in Norvegia, in Uganda o in Pakistan. Pertanto, il semplice innalzamento degli standard di vita economici non basta per generare un benessere autentico.

Se da un lato abbiamo i casi di scarsa autostima, un altro e opposto modo di reagire è l’ostentazione del proprio valore e dei traguardi raggiunti, l’“autoesaltazione” e il narcisismo. Sintomi psicotici come le manie di grandezza o la schizofrenia sono più comuni nei paesi a più elevato tasso di disuguaglianza. Come illustrato dal grafico sottostante, stando ai calcoli del Narcissistic Personality Inventory (NPI)4 eseguiti in successione su campioni di popolazione statunitense, il narcisismo cresce proporzionalmente all’aumentare della disparità di reddito.


Fonti: L’equilibrio dell’anima5 e Twenge et al 20086


Un risposta sta nel cercare altri modi di superare quella che gli psicologi chiamano la “minaccia di tipo socio-valutativo”, che si manifesta attraverso l’uso di sostanze stupefacenti, di alcol o con il gioco d’azzardo, cercando una consolazione emotiva nel cibo o dimostrando la propria condizione attraverso un consumismo eccessivo che evidenzi il proprio status sociale. Chi vive in luoghi affetti da una maggiore disuguaglianza sociale è più propenso a spendere soldi in macchine costose e negozi di lusso e ha più probabilità di contrarre forti debiti personali nel tentativo di dimostrare di non essere una “persona di seconda classe”, possedendo “oggetti di prima classe”.

Nelle pagine de L’equilibrio dell’anima mettiamo in discussione due dei concetti chiave che alcuni opinionisti utilizzano per giustificare il tollerare e il perpetuarsi della disuguaglianza.

Prima di tutto, attraverso l’analisi del nostro passato evolutivo e della nostra storia egualitaria, cooperativa, di condivisione tra cacciatori e raccoglitori; sfatiamo il falso mito secondo cui l’umanità sia, per natura, competitiva, aggressiva e individualista.

La diseguaglianza non è inevitabile e noi esseri umani abbiamo tutte le attitudini psicologiche e sociali per poter vivere diversamente.

In secondo luogo, contrastiamo anche l’idea secondo cui gli attuali livelli di disuguaglianza riflettano una giustificabile “meritocrazia”, che vede le persone dotate di capacità innate scalare la piramide sociale e gli incompetenti languire alla sue basi. È vero il contrario: la sperequazione dei redditi limita le pari opportunità; le differenze nel raggiungimento dei risultati e dei traguardi sono dettate dalle disuguaglianze piuttosto che esserne una conseguenza.

Infine, sosteniamo che la disuguaglianza sia uno dei principali ostacoli alla creazione di economie sostenibili, che permettano di ottimizzare la salute e il benessere sia delle persone che del pianeta. Il consumismo, avendo a che fare con l’autoesaltazione e la competizione basata sullo status sociale, è intensificato dalla diseguaglianza, che porta inoltre a un collasso dei valori societari quali la fiducia, la solidarietà e la coesione sociale, oltre a ridurre la volontà delle persone di agire per il bene comune. Ciò è dimostrato su tutti i fronti, dalla tendenza delle società più diseguali a porre poca attenzione al riciclo dei rifiuti fino ai sondaggi che mostrano come i leader d’impresa nelle società più inique siano meno interessati a sostenere gli accordi internazionali per la protezione dell’ambiente. La disuguaglianza si insedia come un nemico tra noi e ci impedisce di agire insieme per costruire il mondo che vogliamo.

Siamo davvero tutti coinvolti.


1 Stressed nation: 74% of UK “overwhelmed or unable to cope” at some point in the past year in https://www.mentalhealth.org.uk/news/stressed-nation-74-uk-overwhelmed-or-unable-cope-some-point-past-year

2 R. Layte, C.T. Whelan, Who Feels Inferior? A Test of the Status Anxiety Hypothesis of Social Inequalities in Health, in European Sociological Review, Volume 30, Issue 4, August 2014, pp. 525-535, https://academic.oup.com/esr/article/30/4/525/2763459, testo integrale in https://doi.org/10.1093/esr/jcu057

3 R.Walker, G.Bantebya Kyomuhendo, E. Chase, S.Chouldry, E.K. Gubrium, J. Yongmie Nicola, I. Lødemel, L. Mathew, A. Mwiine, S. Pellissery, Y.Ming, Poverty in Global Perspective: Is Shame a Common Denominator?, in Journal of Social Policy, Volume 42, Issue 2 April 2013 , pp. 215-233, https://www.cambridge.org/core/journals/journal-of-social-policy/article/poverty-in-global-perspective-is-shame-a-common-denominator/DED0C9DC02D8ABCAA8F177BA3CC477AB testo integrale in https://doi.org/10.1017/S0047279412000979

4 M. Twenge , S. Konrath ,J. D. Foster, W. K. Campbell, B. J. Bushman, Egos Inflating Over Time: A Cross-Temporal Meta-Analysis of the Narcissistic Personality Inventory, in https://www.ipearlab.org/media/publications/JoP2008a.pdf

5 Wilkinson,R., Pickett,K., The inner level. How more equal societies reduce stress, restore sanity and improve everone’s wellbeing, Penguin book, Londra 2019, tr.it Carlotti,G., L’equilibrio dell’anima. Perché l’uguaglianza ci farebbe vivere meglio, Feltrinelli editore, Milano 2019.

6 https://www.ipearlab.org/media/publications/JoP2008a.pdf

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