Sin dall’antichità classica, la piazza (agorà) è stata il cuore della vita pubblica della città (polis).

La politica ha intrecciato a lungo con la piazza della città un legame particolare, perché era in quel luogo che si manifestava, il luogo dove si incontravano le persone, avvenivano gli scambi, si intrecciavano storie e destini. Basti pensare all’epoca delle grandi organizzazioni di massa, partitiche e sindacali del Novecento. Le organizzazioni politiche e sindacali nel corso del secolo scorso prestavano grande cura alla costruzione della loro presenza visibile in piazza con manifestazioni, presidi, comizi, cortei, volantinaggi. Le mobilitazioni e la manifestazione delle proprie idee, dei propri progetti, delle proprie rivendicazioni avveniva ben oltre il momento puramente elettorale in cui la democrazia rappresentativa moderna costruisce la sua legittimità.

Nell’epoca della televisione, di internet, dei new media e dei partiti piazzaleggeri – o liquidi – sembrerebbe a prima vista che
questa esigenza sia venuta meno, insieme alle forme della politica che l’avevano praticata.

Invece abbiamo assistito recentemente, anche in Italia, all’azione di movimenti politici di opinione, privi di strutture organizzative robuste e di reale radicamento (almeno nel senso tradizionale), nati in rete attorno a poche parole d’ordine, impegnarsi nello sforzo di conquistare, almeno nel momento elettorale, le piazze con comizi, presidi, assembramenti, non rinunciando affatto a questa modalità tradizionale di rendersi visibili e di costruire un legame con il popolo, con l’elettorato.

Altrove, come in Spagna ad esempio, la delegittimazione della classe politica, la crisi economica e sociale hanno prodotto negli anni passati imponenti mobilitazioni di piazza. Il movimento degli indignados che si organizza dal basso e occupa le piazze, si appropria (o riappropria) del cuore delle città e culmina nella giornata del 15 maggio 2011, quando migliaia di cittadini spagnoli si sono assiepati nelle strade per protestare contro le misure economiche e sociali assunte dal governo e per manifestare il senso di estraneità alla politica, di delegittimazione dell’operato dei politici e dei partiti tradizionali. Un terremoto che scuote le coscienze e che prepara il terreno ad altri sismi.

Dalla protesta pacifica e costruita dal basso è emersa l’esigenza di costruire una democrazia più partecipata che possa essere sentita maggiormente vicina ai semplici cittadini e ai loro problemi. E’ stato questo il terreno che ha reso possibile l’emersione del fenomeno politico di Podemos, che si è affermato alle ultime elezioni amministrative spagnole, sparigliando le carte dell’assetto bipolare della politica spagnola e conquistando la guida di importanti città con la costruzione di liste civiche e candidature nate dal basso, come è successo emblematicamente a Barcellona, dove il nuovo sindaco è la signora Ada Colau, impegnata da tempo nel movimento anti-sfratti, quasi a sottolineare la necessità provata dagli indignati di riconquistare la loro città e riportare al centro della piazza la politica.

Come nel passato recente la capacità di amministrare bene le realtà locali costituirà un test cruciale per poter valutare la capacità di nuove forze politiche di radicarsi e guadagnarsi il futuro.

Spartaco Puttini
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli


Approfondimenti

Per una riflessione sulle tematiche affrontate nell’articolo, scopri l’approfondimento del percorso di ricerca di Innovazione politica dal titolo Condivisione e politica: Il caso Podemos.

edemocracy1La condivisione è alla base dei beni comuni e collettivi, è l’elemento fondamentale che consente a più individui di rivendicare insieme un protagonismo pubblico, in quanto cittadini. Proprio sulla condivisione di valori comuni, sulla filosofia che “la politica è autoaiuto collettivo” e che “le cose decenti della vita capitano sempre insieme agli altri” si basa la filosofia di Podemos, il movimento politico spagnolo fondato da Juan…

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