Ricercatrice Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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Prendendo in considerazione quattro indicatori (tasso di disoccupazione, tasso di povertà, presenza di giovani senza diploma e di famiglie monoparentali) Le Bras individua le zone più in difficoltà della Francia, e nota che questa “mappa della difficoltà sociale” si sovrappone abbastanza fedelmente a quella del voto per il Front National. Le Bras aggiunge che, nonostante il fatto che sia nelle grandi città che la crisi colpisce maggiormente, il voto al Front National è meno forte nei grandi agglomerati urbani rispetto alle periferie. Questo, secondo Le Bras, è da mettere in relazione al fatto che nelle città anche chi è più in difficoltà può sperare di incontrare un’opportunità.

Sebbene si tratti di analisi aggregate (non è detto, infatti, che se una zona particolarmente disagiata vota prevalentemente Front National, siano gli abitanti più disagiati di quella zona quelli che votano Front National), queste analisi sono confermate anche da dati individuali. È noto come l’elettorato del Front National sia infatti composto principalmente dalle classi popolari: operai soprattutto, ma anche impiegati e in generale chi si trova in una situazione di precarietà economica, che si trasforma in precarietà esistenziale.

Se insicurezza economica e precarietà sono fattori del voto per il Front National, la domanda che ci dobbiamo porre è perché queste persone scelgano di essere rappresentate da questo partito e non da altri? Secondo Pascal Perrineau, il voto al Front National è il sintomo delle difficoltà delle società post-industriali, società in cui conta sempre meno la distinzione tra destra e sinistra e sempre più quella tra quanti si schierano a favore di una società “aperta” e quanti invece, guardando al passato, desiderano una società “chiusa”.

Cecilia Biancalana
Ricercatrice dell’area Innovazione Politica – Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

> leggi l’articolo di Hervé le Bras da Slate.fr

 

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