Consentitemi di cominciare con due esergo. Il primo chiama in causa la Carta di Milano per i bambini e le bambine.

“Quanto pesa una lacrima?

Dipende:

la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino assetato pesa più di tutta la terra” (Gianni Rodari, modificato da me)

Il secondo chiama in causa il mio mestiere di filosofo e la sua tradizione.

copertina_carta_di_milanoMetafisica di Aristotele, libro alpha o primo: “ Talete, iniziatore di quel tipo di filosofia che è alla ricerca del principio primo della realtà, dice che quel principio è l’acqua (per questo afferma che la terra galleggia sull’acqua), desumendo indubbiamente questa sua convinzione dalla constatazione che il nutrimento di tutte le cose è umido, e che perfino il caldo si genera dall’umido e vive nell’umido. Ora, ciò da cui tutte le cose si generano è, appunto, il principio di tutto. Egli desunse dunque questa convinzione da questo e inoltre dal fatto che i semi di tutte le cose hanno una natura umida, e l’acqua è il principio della natura delle cose umide.”

Il teorema di Talete ci suggerisce inter alia che l’acqua è un bene naturale che assume il ruolo di bene sociale primario. Noi potremmo dire allora che un bene primario chiama in causa questioni di efficienza, efficacia e giustizia nella sua produzione e distribuzione. Chiama in causa un diritto umano fondamentale per le persone, chiunque siano, ovunque siano.

 

1. Acqua, diritti e giustizia

Pensiamo all’idea principale di un grande teorico della giustizia, John Rawls, secondo cui il ricorso alla nozione di equità consente di specificare i tratti fondamentali di una interpretazione della giustizia sociale.

 I principi della giustizia come equità di Rawls sono due. Il primo prescrive che ciascun partner della polis disponga di un eguale sistema delle libertà fondamentali (principio di libertà). Il secondo regola la distribuzione di costi e benefici della cooperazione sociale e prescrive che le uniche ineguaglianze giustificabili, quanto all’accesso a beni sociali primari, siano quelle che vanno a vantaggio dei gruppi meno avvantaggiati nella società in presenza di equa eguaglianza delle opportunità (principio di differenza). E’ difficile non cogliere la radicalità del principio di differenza in contesti sociali in cui impressionanti e crescenti ineguaglianze erodono il legame sociale, da noi e in giro per il mondo. Viene da chiedersi: quali, fra queste ineguaglianze, supererebbero il test del secondo principio di Rawls?

Consentitemi ora di sviluppare qualche cenno su un caso di possibile estensione e applicazione della teoria alla questione dei beni comuni e all’arena internazionale, in cui si formulano i dilemmi di una teoria della giustizia globale. Muovendo, all’indietro, dal teorema di Talete per pervenire all’esergo di Gianni Rodari.  

Si osservi che l’equità nell’accesso ai beni sociali primari è richiesta dalla necessità di mantenere la promessa dell’eguale valore della libertà per chiunque. Vantaggi e svantaggi nell’accesso ai beni sociali primari sono infatti responsabili della variazione in positivo o in negativo del valore della libertà per le persone di guidare le loro vite. Come sappiamo, qui siamo al cuore della questione sociale, vecchia e nuova, che chiede principi di giustizia, alla luce di un’idea elementare di eguaglianza umana. Il giovane Marx aveva fissato i termini della questione nel suo scritto Sulla questione ebraica, distinguendo fra il cielo degli eguali diritti di citoyenneté e la terra delle ineguaglianze del bourgeois e denunciando in tal modo la comunità degli eguali diritti come “comunità illusoria”.

2. Acqua come bene comune globale

 Ora, noi dovremmo poter riformulare l’idea di equità non più o non solo nei termini di giustizia internazionale, ma anche e propriamente nei termini di una prospettiva plausibile di giustizia come equità globale, che incorpori le dimensioni plurali della sostenibilità.

Tutta la faccenda dell’estensione è terribilmente difficile, quando si abbandoni il riferimento a una singola comunità politica e all’idea connessa di eguale cittadinanza. Ma l’idea di giustizia globale, come ha efficacemente sostenuto Amartya Sen, resta per noi ineludibile. E dovremmo mirare a una congettura sui beni comuni globali, cui sono correlati diritti umani fondamentali nell’accesso, e non solo nel titolo, che ci indurrà inevitabilmente a riesaminare la difficile questione dell’equità senza frontiere.  

Si osservi che, se classifichiamo i beni comuni nell’indice dei beni sociali primari, correlandoli ai diritti fondamentali delle persone, definiti dal primo principio di giustizia, mettiamo al centro di una teoria della giustizia sociale due idee base: l’idea di agency delle persone e l’idea di equi termini di cooperazione nel tempo fra persone. (Le due idee evocano, in quel repertorio di possibilità che è il passato, il modello dell’economia civile di Gian Domenico Romagnosi e, in particolare, le sue illuminanti definizioni, in Della ragione civile delle acque nella rurale economia, della comunanza e della reciprocità di cittadinanza.)

La teoria specifica un indice possibile di beni sociali primari che va dalle libertà e i diritti fondamentali, al reddito, alla ricchezza e alle basi sociali del rispetto di sé delle persone. Tuttavia, la costruzione dell’indice può variare e rispondere in tal modo al cambiamento sociale, alle mutevoli domande di cittadinanza, ai cambiamenti della cultura pubblica di una società. L’incompletezza dell’indice ne è la principale virtù, perché consente alla teoria di rispondere al mutamento sociale, alle trasformazioni della democrazia, agli effetti dell’esercizio di poteri politici e sociali sui diritti fondamentali delle persone e all’insorgenza di azione collettiva mirante alla soddisfazione di diritti fondamentali via governo cooperativo dei beni comuni, senza necessariamente cadere nella trappola della tragedia dei commons di Garrett Hardin. La congettura si basa su questa sottodeterminazione teorica dell’indice dei beni primari per proporre l’inclusione, entro l’indice, di beni comuni globali, quali l’acqua, connessi a diritti umani fondamentali della persona. La congettura chiede di estendere l’interpretazione del rapporto fra persone e beni aldilà della logica binaria della proprietà pubblica e privata, introducendo la nozione chiave di equa accessibilità a beni comuni globali quali l’acqua.

3. Acqua e umanità

Assumiamo che vi sia una soglia al di sotto della quale deficit nei funzionamenti base delle persone generano un titolo valido alla ricezione di trattamenti e benefici che mirino a ripristinare, per quanto è possibile, la loro condizione di agenti. E’ la storia di Rodari della lacrima del bambino assetato che ce lo suggerisce.

La controversia sull’idea di giustizia globale vede oggi contrapposte grosso modo due famiglie distinte di concezioni: una famiglia di teorie cosmopolitiche e una famiglia di teorie politiche o statiste. Per le teorie statiste i confini contano. I filosofi e le filosofe cosmopolitiche sostengono all’inverso che i confini sono solo il promemoria delle sovranità in via di erosione o indebolimento nella costellazione postnazionale. La difficile questione della giustizia globale è al centro anche dell’ambizioso tentativo di Amartya Sen nel suo The Idea of Justice, in cui all’imparzialità chiusa del modello del contratto sociale Sen contrappone l’imparzialità aperta dello spettatore della teoria dei sentimenti morali di Adam Smith, considerata centrale per il modello della teoria della scelta sociale. Entra qui in gioco il tema degli “occhi del resto dell’umanità”, un tema non lontano da quello del pensiero largo di Kant.

La domanda elementare, a questo punto, è la seguente: la costituzionalizzazione della persona e l’ascrizione dei diritti fondamentali, cui è connesso l’accesso ai beni comuni globali, devono prendere sul serio i confini? L’acqua di Talete, la salute, il cibo adeguato, l’ambiente e la conoscenza non hanno forse un inevitabile carattere globale? Come ha scritto Stefano Rodotà: “proiettata su scala globale, la relazione fra diritti fondamentali e beni comuni si presenta come una decisiva opportunità per affrontare la questione essenziale di uno human divide, di una disuguaglianza radicale che incide sulla stessa umanità delle persone, mettendo in discussione la dignità e la vita stessa”. Così, è dal bene primario dell’acqua che può prendere le mosse un’idea elementare di umanità condivisa.

Talete e Gianni Rodari sarebbero d’accordo, ve l’assicuro.

 

Salvatore Veca
Presidente Onorario Fondazione Giangiacomo Feltrinelli


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